Da Avvenire del 09/09/2005

UOMINI E RELIGIONI Nel cuore della Francia laica da domani 24 tavole rotonde per svuotare le ragioni della violenza

Lione, riapre il laboratorio del dialogo

Fedi diverse, protagoniste dell'evento promosso dalla Comunità di Sant'Egidio per costruire insieme «un umanesimo di pace»

di Matteo Liut

Il luogo, Lione, sarà per tre giorni un laboratorio del dialogo. I protagonisti, i rappresentanti delle più grandi religioni e della cultura laica, da domani fino a martedì saranno fabbri della pace, tessitori del dialogo e pittori del nuovo umanesimo. Ritorna per il diciannovesimo anno consecutivo, infatti, l'incontro internazionale «Uomini e religioni». Un evento nato dal seme dell'incontro ecumenico interreligioso voluto ad Assisi nel 1986 da Giovanni Paolo II e costantemente riproposto ogni anno in diverse città europee dalla Comunità di Sant'Egidio, toccando per tre volte Roma (1987, 1988 e 1996), due Milano (1993 e 2004) e poi città diverse come Gerusalemme (1995) o Varsavia (1989) Bucarest (1998) e Palermo (2002). «Il coraggio di un umanesimo di pace» è il tema che quest'anno coagulerà intorno a sé le numerose riflessioni e discussioni proposte in questi giorni, rilanciando e ridefinendo il tema affrontato dodici mesi fa a Milano: «Il coraggio di un nuovo umanesimo». A spiegare il motivo che orienta tutto il cammino degli incontri internazionale sin dal 1987 e il filo rosso che legherà i momenti di scambio in programma a Lione è lo stesso fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, che ieri è intervenuto alla conferenza stampa di presentazione dell'evento: «Oggi la soluzione più realistica, anche perché l'unica alternativa a un mondo ridotto a muri e guerre - ha sottolineato - è proprio quella di ricostruire l'arte del convivere. E non si tratta di utopia ma di faticosa realizzazione». Una fatica che prenderà il via domani pomeriggio alle 16,30 con gli interventi, tra gli altri, di Jean-Dominique Durand, presidente della «Fondation Fourvière», del cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, di Bruno Bottai, presidente della «Fondazione Balzan», di Rowan D. Williams, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, di Armando Emilio Guebuza, presidente della Repubblica del Mozambico, diSimone Veil, membro della Corte Costitu zionale, ex presidente del Parlamento Europeo. «Ho partecipato all'incontro di Milano dell'anno scorso - ha detto il cardinale Barbarin - e ho visto come solo nel clima creato dall'incontro "Uomini e religioni" sia possibile ricostruire le ragioni del dialogo in un confronto franco. Una consapevolezza che ci ha spinto ad aprire le porte di Lione a questo evento». E il tono interreligioso sarà dato dalla prima delle ventiquattro tavole rotonde che animeranno i giorni di Lione. «Le religioni per un nuovo umanesimo» sarà il tema sul quale Bruno Frappat, presidente dell'editrice Bayard, interrogherà il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, Yona Metzger, rabbino capo d'Israele, ed Ezzeddin Ibrahim, consigliere presidenziale degli Emirati Arabi Uniti. Incontro interreligioso ma memore della tradizione sociale della Francia, che quest'anno ricorda i cento anni dalla legge sulla laicità, con il totale disimpegno della Stato nei confronti delle religioni. A ricordarlo, ieri, è stato Jean-Dominique Durand: «Lione ospita la Chiesa primaziale di Francia - ha sottolineato il responsabile dell'ente che si occupa del patrimonio della cattedrale della città -, la più antica diocesi francese. Ma questa è anche la città dell'Ottocento operaio. Due tradizioni che si incontrano proprio sul campo dell'attenzione sociale. E proprio su quest'ultima dimensione lo spirito promosso dalla Comunità di Sant'Egidio si riconoscerà in questi giorni». Due patrimoni diversi che nell'incontro e nel dialogo possono fornire al mondo una risposta sui temi più attuali e urgenti. Come ha spiegato ieri alla conferenza stampa Mario Marazziti, della Comunità fondata da Riccardi: «In maniera particolare quest'anno vorremmo indicare la via per uscire da una globalizzazione sempre più diffusa eppure incapace di trovare una sintesi animata dalla giustizia, al di là delle logiche di mercato». Un obiettivo che vedrà sul tavolo delle discussioni te mi come l'eredità di Giovanni Paolo II, il volto attuale del Libano, i diritti umani, la situazione dell'Africa e lo scandalo delle cure negate ai malati di Aids, il rapporto tra umanesimo e laicismo, l'11 settembre, lo tsunami. Un intenso lavoro, che sarà segnato dalla memoria del genocidio degli Armeni, di cui ricorre il 90° anniversario, accanto al ricordo del 60° da Auschwitz e da Hiroshima, e che terminerà martedì con la cerimonia finale al teatro gallo-romano, il luogo da dove il 4 ottobre 1986 Giovanni Paolo II lanciò l'appello per un giorno di tregua in tutti i conflitti del mondo in occasione dell'incontro interreligioso di Assisi.

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