Tutto il Grillo che conta. Dodici anni di monologhi, polemiche, censure

Edito da Feltrinelli Editore, 2006
250 pagine, € 13,00
ISBN 8807490439

di Beppe Grillo

Quarta di copertina

Beppe Grillo entra in libreria con i suoi greatest hits, un volume che raccoglie, come recita il sottotitolo, “dodici anni di monologhi, polemiche e censure”. Le più importanti tappe del Grillo televisivo e del Grillo teatrale rivivono in questa raccolta di testi che rende merito del talento, dell’intelligenza critica e della causticità satirica di uno dei veri protagonisti della comicità italiana.
«Coi miei spettacoli io cerco di stimolare la gente ad avere senso critico, perché c’è davvero il rischio che venga a mancare la capacità di intendere e di volere… quando uno si rassegna si dimentica del perché si è rassegnato. Dicono che la maggioranza degli italiani è contenta: non è vero, è solo rassegnata.» In queste parole, con cui lo stesso Beppe Grillo spiega le ragioni della sua “militanza scenica”, sta l’essenza e la forza degli spettacoli del “battagliero” comico genovese di cui il libro propone una carrellata di monologhi e lunghi segmenti, a partire dallo spettacolo al Teatro delle Vittorie del novembre 1993, che segna il ritorno di Grillo in Rai dopo il lungo periodo di censura totale, fino a Beppegrillo.it, svoltosi al Palaeur di Roma nell’aprile 2005. Da Tangentopoli allo scandalo Parmalat, dalla crisi energetica al terrorismo, dalla pubblicità alle televisioni, dall’economia alla politica l’ironia di Beppe Grillo abbraccia l’Italia e il mondo e non risparmia nulla e nessuno. Un’ironia senza remore che si trasforma in uno sguardo lucido e disincantato sulla nostra società, di cui “spiattella” vizi e problemi con il sorriso ma anche con la tipica tenacia del comico “arrabbiato”, che non vuole solo divertire il suoi spettatori ma anche coinvolgerli e farli riflettere. Ecco allora i protagonisti della politica che «ballano come se fossero sul Titanic. Dicono: "Non è possibile che vada a fondo…" E intanto hanno l’acqua alle palle.» e le riflessioni sull’economia italiana «più grande di quella cinese? Ma siamo più ricchi per la quantità di cose che abbiamo o per il prezzo delle cose? Siamo più ricchi con sei uova a duemila lire l’uno o con dodici uova a mille lire tutte? Ora, la frittata con cosa si fa? Se la frittata si fa con le uova, chi è più ricco? ». E intanto in Italia dove «dovremmo essere la patria del diritto, siamo diventati la patria del rovescio! Oggi i fuorilegge scrivono le leggi, i malfattori giudicano i giudici. E il destino dei magistrati è nelle mani delle sentenze degli avvocati…»

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