Il delitto paga? L'affare Tobagi

Edito da SugarCo, 1985
253 pagine

di Piero V. Scorti

Recensione

’omicidio di Walter Tobagi (28 maggio 1980) fu uno dei grandi punti di non ritorno nella storia del partito armato, uno di quei delitti che hanno contribuito più degli altri a cambiare la percezione del fenomeno terroristico anche in quelle fasce di opinione pubblica più distratte o più tolleranti.

Un assassinio che generò reazioni emotive molto forti, un po’ per i tratti del personaggio-vittima, un po’ per le polemiche alimentate nei mesi successivi l’agguato dalle indagini delle forze dell’ordine che delineavano giorno dopo giorno un contesto agghiacciante: Walter Tobagi, mite e attento giornalista del Corriere della Sera, vigile osservatore del fenomeno eversivo, lucido analista delle sue origini e delle sue caratteristiche, era stato ammazzato come un cane da un gruppo di giovani “figli di papà” frequentatori, più per noia che per convinzione, del vasto e articolato panorama dell’autonomia milanese; piccoli rivoluzionari riuniti nella Brigata XVIII marzo (in ricordo della strage di via Fracchia) e desiderosi di entrare nelle Brigate rosse in pompa magna. Giovani rampolli di una imbronciata borghesia da salotto vicina agli stessi ambienti editoriali di via Solferino, ragazzi poco più che ventenni ma con alle spalle comunque già una buona “formazione rivoluzionaria”, pronti a fare il salto di qualità sulla pelle di un giornalista da tempo inviso e preso di mira. E poi altrettanto pronti, una volta accertatane le responsabilità, a collaborare con l’odiata giustizia in qualità di pentiti, per salvare il salvabile, per non marcire in galera, cercando di uscirne indenni, magari a testa bassa, ma comunque liberi. Come in effetti accadde.

A fare del delitto Tobagi qualcosa di più di un semplice episodio di delirio rivoluzionario contribuirono altri fattori emersi durante le indagini prima e il processo poi; in questo suo libro inchiesta, Piero Scorti ripercorre passo passo le fasi istruttorie e processuali che, pur accertando le responsabilità del gruppo capeggiato da Marco Barbone, non riuscirono tuttavia a essere immuni da lacune e buchi neri che tuttora sollevano non pochi interrogativi. Innanzitutto, ci si chiese (e in molti lo fanno ancora oggi) se l’omicidio Tobagi fu davvero opera esclusiva del gruppo Barbone e se non fu piuttosto commissionato da qualcuno a cui Tobagi non andava a genio per il ruolo che il giornalista era riuscito a ritagliarsi all’interno del sindacato di categoria e del comitato di redazione del Corriere. Ci si chiese, e in molti lo fanno tuttora, se le forze dell’ordine fecero davvero tutto il possibile per salvare la vita di Tobagi, per tutelarlo, o se al contrario vennero ignorate alcune informative che già cinque mesi prima indicavano in Tobagi un probabile bersaglio del partito armato. Scorti descrive con rigore e senza sconti le fasi salienti delle indagini e del processo, fa vivere al lettore tutta la drammaticità di quei mesi, solleva interrogativi pesanti come macigni, e lo fa amalgamando una mole importante e diversificata di documenti e di fonti: dai verbali degli interrogati e dei processi resi dai protagonisti della vicenda, alle perizie condotte sul volantino di rivendicazione (i cui contenuti contribuirono a sollevare non poche perplessità e polemiche sui veri estensori del testo). E poi ancora i j’accuse e i sospetti provenienti soprattutto da area socialista (Craxi in testa) nei confronti delle falle lasciate aperte dall’inchiesta e le feroci polemiche nate in seguito alla sentenza di primo grado che rimetteva in libertà i killer di Tobagi, come ricompensa della collaborazione fornita.

Una pagina importante, quindi, per la storia degli anni di piombo sulla quale vale la pena soffermarsi nel dettaglio anche in virtù delle recenti rivelazioni sul caso Tobagi (vedi recensione de Le carte di Moro, perché Tobagi) che hanno indotto alcuni a chiedere addirittura la riapertura dell’inchiesta, a quasi un quarto di secolo dai fatti.

(Fonte: BrigateRosse.org)

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