Mehmet Ali Agca

Militante politico − Turchia

Terrorista e attentatore del Papa, nato il 19 gennaio 1958 a Yesiltepe, in Turchia, nella provincia di Malatya, ai confini del Kurdistan.

Militante nell’organizzazione terroristica di estrema destra, denominata "Lupi grigi", il primo febbraio 1979, Mehmet Ali Agca uccide Abdi Ipekci, giornalista e direttore del quotidiano liberale Milliyet.

Il 25 novembre 1979 riesce ad evadere dal carcere di massima sicurezza di Kartel Maltese.

Dopo l’evasione partono le sue prime minacce di attentato al Papa Giovanni Paolo II, probabilmente lo scopo è quello di eliminare i sospetti di un complotto nella successiva azione terroristica del 13 maggio 1981.

Il 22 luglio 1981, dopo tre giorni di processo, i giudici della corte di Assisi, condannano Mehmet Ali Agca all’ergastolo. Ali Agca rinuncia a presentare appello contro la sentenza di condanna che motivava la pena, esplicitando che l’attentato "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra".

La difesa sostenne, invece, che Agca aveva agito da solo, in preda ad una schizofrenia paranoica, mossa dal desiderio di diventare un eroe del mondo musulmano.


Il 12 marzo 1982 il Consiglio nazionale di sicurezza turco conferma la condanna a morte di Agca per l’uccisione del giornalista.

Una successiva amnistia condona la pena a dieci anni di detenzione.

Nel 1982 Agca cambia versione ed inizia a parlare di una pista bulgara che collegherebbe l’attentato del Papa ai servizi segreti della Bulgaria.

Viene anche individuato un presunto complice, Oral Celik, che sarebbe intervenuto in caso di fallimento di Agca.

La sentenza del 1986 non riesce però a dimostrare la tesi del complotto.

Il 20 febbraio 1987 il Papa riceve la mamma ed il fratello di Agca che gli chiedono di intercedere per la grazia.

La buona condotta in carcere diminuirà ulteriormente la pena: il 25 maggio 1989 il Tribunale di sorveglianza di Ancona concede una riduzione di 720 giorni di reclusione; il 9 gennaio ’94 la riduzione è di altri 405 giorni; il 18 dicembre 1995 è di 180 giorni.

Tali provvedimenti consentono di abbreviare il termine di 26 anni di reclusione, scontati i quali un ergastolano può chiedere la libertà condizionale.

Agca, nel settembre del 1996, presenta nuovamente la domanda di grazia o in subordine l’espiazione della pena in Turchia.

Il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia.

Il 14 Ali Agca viene estradato dall’Italia e giunge ad Istanbul.

In Turchia, nel carcere di massima sicurezza di Kartal, Ali Agca dovrà scontare 3.492 giorni, cioè i dieci anni per l'assassinio del giornalista Abdu Ipekci.

Il 18 luglio 2001 un provvedimento del Tribunale costituzionale turco predispone un allargamento dei reati beneficiari di amnistia.

L’avvocato di Agca, Sevket Can Ozbay, ritiene che in base al provvedimento è possibile scontare completamente la pena dei dieci anni di detenzione per l’omicidio del giornalista.

Se tale interpretazione risulterà valida ad Ali Agca non restano che altri cinque anni di prigione, avendo già scontato due anni e due mesi.

Si è sempre parlato di pista bulgara, ma è più corretto parlare di pista turco-bulgara, anche se Sofia è stata l’epicentro di tutti gli scambi, e le transazioni, i contatti a monte del più grave e ancora irrisolto dei crimini politici commessi nell’era contemporanea. 8 ottobre 1991
Attentato al Papa: i magistrati indagano su una lettera inviata dal terrorista all’ambasciata americana a Roma. Le clamorose rivelazioni al Senato americano sulle falsità della CIA (vedere scheda), in merito alle responsabilità del KGB (vedere scheda) e dei servizi segreti bulgari per l’attentato al Papa, non sono passate inosservate al giudice istruttore Rosario Priore che ha deciso di approfondire le indagini sul comportamento di Alì Agca. Il magistrato ha chiesto attraverso i canali diplomatici tutti gli atti relativi alle smentite sulla “pista bulgara”. Tuttavia al centro dell’interesse di Priore c’è una lettera che il killer turco
spedì all’ambasciata americana di Roma. Quella missiva arrivò al destinatario scavalcando i rigori del carcere di massima sicurezza che prevedevano il completo isolamento di Agca, guardato a vista, giorno e notte.


TESTO DELLA LETTERA
“Stimato addetto militare, alfine di prevenire qualsiasi difficoltà, questa volta Le scrivo in turco. Avevo già espresso la mia enorme gratitudine ed apprezzamento. Grazie: per due anni ha fatto tutto il necessario vista la mutua amicizia ed interesse ... Lei disse “inizia a parlare” ed io iniziai a parlare. Comunque, tenendo conto degli ultimi avvenimenti, darei un certo numero di suggerimenti.
Per superare la minaccia sovietica si dovrebbe dire all’opinione pubblica che Andropov (all’epoca presidente del KGB, ndr) è responsabile per l’attentato e costringere il Cremlino a sostituire il suo leader.
Chiedo la cittadinanza svizzera o francese.
Invio i miei rispetti e saluti augurando un pieno successo a tutti noi”.

 
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