Annalena Tonelli

Religioso − Italia

Oltre un anno fa veniva uccisa da sconosciuti a Borama, nel nord ovest del Somaliland, Annalena Tonelli, una straordinaria missionaria laica che aveva dedicato la propria vita agli ammalati, ai poveri e ai dimenticati dell’Africa.

Di recente è uscito un libro che ripercorre la sua avventura: ‘Io sono nessuno – Vita e morte di Annalena Tonelli’, di Miela Fagiolo D’Attilia e Roberto Italo Zanini (edizioni San Paolo) racconta di come la donna, forlivese di nascita, lasciò l’Italia a 26 anni, dopo una laurea in legge, con destinazione Kenya.

Si guadagnò sul campo il titolo di dottore occupandosi dei nomadi del deserto malati di tubercolosi e sperimentando un nuovo metodo per la cura di questa malattia, in seguito adottato come progetto pilota in Africa. Espulsa dal Kenya per aver scongiurato, con le sue denunce, un massacro di alcune popolazioni nomadi da parte del governo di Nairobi, era finita in Somalia, prima a Mogadiscio, poi a Merca, che lasciò nel 1995 quando la situazione si fece insostenibile. Il medico italiano che la Caritas mandò a sostituirla, Graziella Fumagalli, fu uccisa pochi mesi dopo da sicari armati dai signori della guerra.

Trasferitasi a Borama, nel Somaliland (la regione autoproclamatasi autonoma dalla Somalia) la Tonelli aveva riaperto l’ospedale locale, organizzando scuole per ciechi e sordomuti, salvando migliaia di bambine dalla mutilazione genitale femminile e affrontando il problema dell’Aids. La sua volontà di dialogo con i musulmani le aveva attirato minacce e aggressioni. Ma lei – vincitrice, tra l’altro, del ‘Nansen Refugee Award’, il più prestigioso premio per chi fornisce assistenza umanitaria ai profughi - andava avanti, semplicemente e senza timore, anche se non di rado aveva premonizioni del suo destino, a cui gli aggressori hanno posto brutalmente fine il 5 ottobre 2003, quando aveva raggiunto i 60 anni.

La ricordiamo attraverso un brano di una delle sue rare uscite pubbliche, nel 2002 in Vaticano, in occasione della ‘Giornata internazionale per il volontariato’:

"La vita ha un senso solo se si ama. Nulla ha senso al di fuori dell’amore. La mia vita ha conosciuto tanti e poi tanti pericoli, ho rischiato la morte tante e poi tante volte. Sono stata per anni nel mezzo della guerra. Ho sperimentato nella carne dei miei, di quelli che amavo, e dunque nella mia carne, la cattiveria dell’uomo, la sua perversità, la sua crudeltà, la sua iniquità. E ne sono uscita con la convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare. Ed è allora che la nostra vita diventa degna di essere vissuta".

Di se stessa Annalena diceva "io sono nobody", sono ‘nessuno’, per far capire quanto valore dava alla presenza degli altri. È diventato il titolo del libro scritto in sua memoria, ma, leggendolo, emerge invece che Annalena era ‘qualcuno’ di molto importante, che ci ha regalato un esempio da seguire.

 
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