30. A Luigi Cottafavi

Documento aggiornato al 04/01/2005
All'Ambasciatore Cottafavi



Carissimo Cottafavi,

mi piacerebbe parlare così distesamente come mi è accaduto di fare l'ultima volta purtroppo le circostanze sono diverse. La mia disgraziata situazione mi induce a fare per suo affettuoso tramite un fervido appello a Waldheim, il quale, pur restando nei limiti umanitari che non sono sufficienti a sbloccare la situazione, ha usato un tono più caldo, dando l'impressione di poter fare all'occorrenza qualche cosa di più, forse in nome di vecchi rapporti di amicizia e di collaborazione. Da qui, accompagnata da una lettera che Le accludo, la mia supplica a Lei, perché me lo porti di urgenza in Italia. Bisognerebbe fare davvero uno strappo. E bisogna aggiungere che non avrà un compito facile per le resistenze del governo che vorrebbe risolvere in termini umanitari (e cioè non pagando niente) la questione. E ciò dimenticando che in moltissimi altri paesi civili si hanno scambi e compensazioni e che in Italia stessa per i casi dei Palestinesi ci siamo comportati in tutt'altro modo. Aggiungo che, trattandosi di un fatto politico, trattandosi di una mediazione, c'è un termine ragionevole di trattativa e che soprattutto al Presidente dell'ONU non dovrebbe essere rifiutata.
E' insomma, caro Cottafavi, un estremo tentativo il cui successo è largamente affidato, se Dio vorrà, a che si metta in moto presto e con le ali. Se l'ONU salvasse una vita umana, strappandola a quest'Italia inetta, sarebbe una bella cosa.
Grazie l'abbraccio.

Aldo Moro

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