77. A Benigno Zaccagnini

Non recapitata

Documento aggiornato al 04/01/2005
Caro Zaccagnini,

la lunga e tormentata vicenda della mia prigionia presso le Brigate Rosse pone dei problemi ai quali è doveroso e sempre più urgente rispondere. Mi riferisco all'atteggiamento di totale indifferenza assunto dal Partito nei confronti della mia persona e della mia famiglia, la quale paga un prezzo altissimo per un modo di fare che non ha assolutamente precedenti nella D.C. Quest'ultima è venuta incontro, più o meno, alle necessità che premevano sui suoi associati, ma mai, come in questo caso, è restata del tutto fuori da una vicenda gravissima, delicatissima e per la quale non era certo priva di mezzi d'intervento. Si poteva fare, solo che si fosse voluto rimuovere una inconsistente pregiudiziale, ed invece non si è fatto. Il culto esasperato del rispetto della legalità formale ha reso rigidi e insensibili, ha ridotto ad essere soffocante, come mai era stata, la disciplina di partito, ha tolto ogni libertà di ragionevole movimento, ed ha sacrificato, con me e con la mia famiglia, quelle ragioni umanitarie che militano a favore, oltre che di vittime innocenti, ma anche di persone condannate le cui condizioni di salute e di vita abbisognano di particolare cura e per le quali si offre l'ospitalità, caritatevole o amichevole, di un paese straniero.
Questi sono i principi sanciti nella nostra coscienza civile, e nei paesi più evoluti non manca mai una giusta considerazione di ragioni umanitarie, siano esse prevalenti, di volta in volta, per le vittime innocenti o per persone ormai condannate. Io pensavo che, al di là della mia persona sofferente ed in pericolo, in un partito d'ispirazione cristiana a queste cose non si potesse guardare con indifferenza. E proprio mentre i socialisti, sia pure in modo incompiuto, si fanno carico di cose delle quali ben prima proprio i cristiani dovevano avere la maggiore sensibilità.
Da qui un profondo stupore ed un profondo disagio. Certo l'impresa portata a termine dalle Brigate Rosse è di notevole rilievo politico: ma è pur vero che essa pone in luce quei problemi umanitari dei quali parlavo innanzi e dei quali né il partito né tu potete assolutamente disinteressarvi. Ed invece ve ne disinteressate con sfacciato cinismo, essendo del resto in buona compagnia. Mi stupisco del fatto che così si manifesti la tua sensibilità umana e cristiana.
Questo, a prescindere da tante altre cose, per gli aspetti personali e per quelli obiettivi, è un capitolo importante, ed altamente deludente, dei miei rapporti con la D.C. Questo disagio di fondo l'ho capito ogni giorno di più, questa incomprensione, questa diversità tra noi diventano ogni giorno più vistose, rendendomi impossibile di ritrovarmi con gli antichi amici con la scioltezza e la naturalezza di sempre.
Questa irremovibile intolleranza, che nasce, sia ben chiaro, da un fatto morale più che politico mi induce a questo punto a rendere formali le mie dimissioni dal Partito, intendo non solo dalle cariche, comprese quelle ipotetiche e future, ma proprio dal corpo, dalla famiglia della D.C. Passerò perciò, per la durata della legislatura al Gruppo Misto. Dopo tanti anni di amicizia, che ha sofferto anch'essa di questa crisi ci troviamo su posizioni estremamente lontane ed incongiungibili. Stranamente vedo in te quell'arroganza del potere che abbiamo tante volte lamentato in altri e che, ricordalo, il paese sente con crescente insofferenza, senza che possa essere questa assurda gara di resistenza nello sbarazzarci di ogni ragione umanitaria a farcelo perdonare.
Sia dunque ben chiaro, perché non vi siano equivoci, che non si pone solo il problema della mia persona per quel che poco significa per la D.C., ma il problema oggetto del modo di reagire con senso cristiano e democratico di fronte a situazioni di obiettivo pericolo e che richiedono interventi umanitari. Ritengo dunque sbagliata e urtante la linea del partito che hai assunto e che incautamente si è fatto in modo che tu assumessi. La colpa è grave in entrambi i casi. Siamo guidati male, in modo insicuro e non coerente ai principi.
Ma in un travaglio così complesso non sono solo queste le ragioni della mia decisione.[...]

[...] la lettera s'interrompe senza conclusione
 
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