Da La Repubblica del 16/03/1978

Editoriale

E' il momento dell'unità per salvare la democrazia

Il paese è stordito come sotto a una mazzata. Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse nonostante le misure di sicurezza che proteggevano la sua persona, la sua scorta massacrata, i rapitori introvabili. I rapitori di Moro hanno chiesto, com'era prevedibile, lo scambio dei prigionieri. Ciò significa che il governo, la Democrazia cristiana, la classe politica e tutto il paese si trovano di fronte al momento più drammatico della nostra storia nazionale. Giorni assai gravi si preparano per tutti, per superare i quali sia gli individui che l'intera comunità devono essere all'altezza della prova che ci attende. E' una prova nella quale i sentimenti di umana pietà dovranno essere uniti e guidati dal senso dello Stato e dai terribili sacrifici che talvolta esso impone. Evidentemente le Br ormai mirano alto: non solo tecnicamente - e lo dimostrano con la dovizia di uomini e di mezzi che sono in grado di mettere in campo - ma politicamente. Se hanno rapito Moro, si propongono un finale spettacolare, un salto di qualità nella strategia del terrore quale finora, nonostante il continuo crescere della tensione, non s'era ancora verificato a questo livello. Non è certamente un caso che il rapimento di Moro sia avvenuto proprio mentre il presidente della Dc si recava in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia al nuovo governo, che avrebbe sancito l'entrata del Pci nella maggioranza. Quali che siano le opinioni in proposito, è chiarissimo che la coincidenza non è casuale; è chiarissimo che l'attacco dei terroristi non ha soltanto l'obiettivo di "disarticolare" - come essi dicono - le strutture dello Stato, di colpire i partiti e il Parlamento, di sbalordire e atterrire la pubblica opinione. Il fine principale della loro truce strategia è di colpire tutti i lavoratori italiani e le organizzazioni che li rappresentano, che essi considerano traditori e nemici. I lavoratori hanno immediatamente risposto con la proclamazione dello sciopero generale: ecco la conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che la linea principale dello scontro passa tra il terrorismo e il movimento popolare. Mentre scriviamo si parla di attribuire al governo poteri eccezionali. Nella concitazione del primo momento si sente anche di suggerire il ripristino, per questo genere di reati, della pena di morte. Sono proposte gravi, che non risolverebbero l'urto con un nemico sempre più inafferrabile; ma è certo che, pur nel rispetto sostanziale delle garanzie costituzionali, occorre accelerare le procedure giudiziarie e impedire che i processi diventino l'occasione di un truce e sanguinoso spettacolo. Il governo dispone ora di una maggioranza ampia e democratica: ciò che in altre occasioni e con diverse formule politiche avrebbe suscitato perplessità e resistenza, oggi può chiederlo ed ottenerlo. Gli italiani si attendono che esso dimostri di essere all'altezza del gravissimo compito che lo attende.

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