Da La Repubblica del 13/07/2000

CENSURE / IL CASO BOLLATI

Davvero un bel libro, non stampiamolo

"Il tonto" di Aldo Ricci la controstoria dell'omicidio Rostagno. Ma non va in libreria. E c' chi sa perch

di Marco Travaglio

Approfondimenti / DOSSIER


 
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di Roberto Bortone

Il corpo del giornalista Danny Casolaro fu trovato disteso sul pavimento di un motel in West Virginia nel pomeriggio del 10 agosto 1991. Su entrambi i polsi presentava sette tagli molto profondi. Casolaro stava lavorando ad un libro, provvisoriamente intitolato "The Octopus", nel quale aveva accuratamente riportato i misfatti del Dipartimento di Giustizia sotto l'amministrazione Regan. Il manoscritto, o meglio l'unico manoscritto di quel libro sparito. Al suo posto, vicino al corpo, stato trovato un biglietto che motivava il suo gesto. A distanza di quindici anni da quel tragico "suicidio", vogliamo qui ripercorrere le tappe dell'inchiesta coraggiosamente portata avanti da Casolaro.
A dar retta all'elegante brochure che, in febbraio, annunciava le prossime "Novità Bollati Boringhieri", il romanzo dovrebbe essere "in libreria da Aprile". Titolo: "Il tonto". Sottotitolo: "Il romanzo di una generazione tra fiction e cronaca". Copertina bianca e azzurra, collana "Varianti", "formato 14 per 22, pp.352, L. 38.000". Autore: Aldo Ricci, fiorentino, 57 anni, sociologo scrittore (negli anni 70 pubblicò da Einaudi e SugarCo due celebri saggi, Il carcere in Italia e I giovani non sono piante), un ex sessantottino ribelle e anomalo che vive ormai da anni a New York, dove lavora nel mondo del cinema. Invece "Il tonto", mezzo romanzo pulp e mezzo investigazione alla "JFK" di Oliver Stone, non ha mai visto la luce. Stoppato in extremis, dopo il via libera all'ultimo "giro" di bozze, da imprecisate quanto improvvise "perplessità" dell' ufficio legale della casa editrice torinese. "I soliti ordini superiori -sostiene Ricci- della solita lobby di Lotta continua", definita nel libro "la P2 del Sessantotto". Il movente -a suo dire- è semplicissimo: "Basta leggere la quarta di copertina già pronta e approvata dall'editore". Leggiamola: "Uno spirito funambolico spinge Ricci a forzare le convenienze e le connivenze del giornalismo d'inchiesta verso azzardi che gli organi di stampa hanno fatto appena balenare: l' "indicibile" e indimostrato legame tra il delitto Calabresi e il delitto Rostagno...". Rostagno è Mauro Rostagno, il cofondatore di Lotta continua assassinato a Trapani, appena fuori dalla comunità "Saman", il 26 settembre 1988.

Ma perché "Il tonto"? "Perché -spiega Ricci- nella mia lunga indagine sulla morte di Mauro, iniziata 12 anni fa e tuttora in corso, ho dovuto fingermi un po' ingenuo, un po' sprovveduto, una specie di Forrest Gump volontario, per aprire certe porte, valicare certe barriere, e carpire informazioni scomode, scottanti". Inutile girarci intorno: Ricci è tuttoggi convinto della bontà della "pista interna". La pista imboccata dalla Procura di Trapani nel '95 con l'arresto di Chicca Roveri (la moglie di Rostagno) e poi abbandonata col passaggio dell'inchiesta al pool di Palermo, che punta sulla pista mafiosa. "Pista interna -dice Ricci- nel senso che Mauro era diventato scomodo a molti, troppi. Nel 1988 Mauro dava fastidio agli ex compagnucci di Lotta continua, coi quali aveva rotto fin dal 1976; a quel nababbo trafficone di Cardella, amico di Craxi e Martelli e coinvolto in strani affari anche con l'Africa e l'America centrale; al clan craxiano, per il suo antiproibizionismo sulle droghe; a un'organizzazione dedita alle tangenti sulla cooperazione e al traffico d'armi con la Somalia; e infine, ma solo infine, alla mafia, per le sue denunce dagli schermi di Rtc".

Tutti questi personaggi si agitano come fantasmi in carne ed ossa intorno al protagonista, Alex Ameno detto "il tonto", nei 52 capitoli del romanzo, ma soprattutto nelle parti più realistiche del libro: il prologo, l'epilogo e i due post-scriptum. Ci sono tutti, riconoscibilissimi dietro nomi e cognomi beffardamente storpiati (su richiesta dell'editore): Rostagno è Mauro Ros, Sofri diventa Godi, Pietrostefani Stefanopieri, Bompressi Soppressi, Marino Alpino, Francesco Cardella "don" Cesco Patella, Bettino Craxi è Tino Felci, Martelli Mirtilli, Boato Rombo, Gad Lerner Jo' Lander, Renato Curcio semplicemente Renè. Lotta continua è Lotta indefessa, e il Psi il Partito sociale. Ci sono pure i giornalisti: quelli che avevano capito molto come Montanelli (Monticelli) e Pansa (Pensa), e quelli che avevano capito poco (Rossana Rossetta alias Rossanda). Alex Ameno altri non è che Aldo Ricci, che conobbe Mauro (ma anche Curcio, Mara Cagol, Boato & C.) a Trento, facoltà di sociologia, nel 1966, e da allora gli restò amico per 32 anni.

Nel 1988 Alex-Aldo è in Brasile, dove fa vita da avventuriero. Lì lo raggiunge la notizia del delitto, e gli cambia la vita: torna in Italia, vola a Trapani, accetta di dirigere Rtc al posto di Mauro, litiga con Cardella e Chicca Roveri, assiste alle sfilate funebri dei socialisti e dei lottatori continui (anzi, indefessi). "Tutti troppo ansiosi di accreditare la pista mafiosa". E gli ritorna in mente una frase che Mauro gli disse nel '79, al culmine della rottura con Lc: 'Se questi mi rompono ancora i coglioni, io dico chi ha ammazzato il commissario Calabresi". "Guardacaso -osserva Ricci- pochi giorni dopo la sua morte, Mauro avrebbe dovuto andare a Milano a deporre sul delitto Calabresi davanti ai giudici che avevano arrestato Sofri, Bompressi, Pietrostefani e Marino."

Ma che senso ha, oggi, insistere sulla pista interna? "Nel libro ho ricostruito per filo e per segno tutti i tasselli molto concreti che mi convincono di essere nel giusto. A cominciare dalla testimonianza di Curcio che interpellò in carcere il boss trapanese Mariano Agate, sentendosi rispondere: 'Quella non è cosa nostra, cosa vostra è'. E poi c'è l'incredibile reticenza della nota lobby sul delitto: una congiura del silenzio che continua tuttoggi, come dimostra l' ennesima censura al mio libro". Ennesima? "Sì, ennesima. 'Il tonto' l'ho scritto e riscritto una decina di volte, dal 1996 a oggi. L'ho presentato a tutti i più importanti editori italiani. Il copione era sempre lo stesso: prima elogi sperticati, poi le scuse più patetiche per non pubblicarlo. Il penultimo editore fu Newton Compton nel '97: mi fecero sostituire gli pseudonimi con i nomi veri, e sfoltire la parte romanzesca per dare spazio al thriller-verità. Mi mandarono il contratto, poi prima della firma mi dissero che non se ne faceva più niente.".

E con la Bollati, com'è andata? "Lavoravamo da mesi, con l'editor Alfredo Salsano e la redattrice Claudia Moro. Tutto perfetto: contratto firmato il 15 novembre '99, anticipo di 2 milioni e mezzo, riscrittura per attualizzare la storia fino agli ultimi sviluppi dei casi Calabresi e Rostagno, ripristino degli pseudonimi, 'limature', prime e seconde bozze, copertina, catalogo, annuncio dell'uscita per il 20-30 aprile. Tutto okay. Poi, a fine marzo, la telefonata imbarazzata di Salsano: mi annunciava di essere stato scavalcato dalla 'proprietà', per motivi che gli sfuggivano".

Per la Bollati risponde l'addetta stampa, Anna Gilardi: "Nessuna censura: oltre ai problemi legali, abbiamo deciso di modificare la fisionomia della collana 'Varianti'. Così 'Il tonto' non rientrava più nei nostri programmi. Tutto qui". Ma Ricci non è convinto: "Mi risulta che qui ci sia lo zampino di un noto lottatore continuo, molto influente e amico della proprietaria, Romilda Bollati di Saint-Pierre. Ma non ho ancora le prove, e non posso farne il nome". Il Tonto, insomma, continua a indagare.

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