Da La Repubblica del 01/07/2001
Originale su http://www.repubblica.it/online/cronaca/zorzi/reazioni/reazioni.html

Da Piazza Fontana alle condanne per mafia il Polo all'attacco sui "processi politici"

"Ma così la storia d'Italia si riscrive con la penna rossa"

Il sottosegretario Taormina critica la sentenza di Milano. E su Carnevale il ministro Castelli smentisce il suo vice

di Giovanna Casadio

ROMA - La chiamano "giustizia dei pentiti" o anche la "tenaglia Milano-Palermo", in due parole "sentenze politiche". Dagli ergastoli ai tre neofascisti Zorzi, Maggi e Rognoni per la strage di piazza Fontana alla sentenza di Appello che condanna il giudice Carnevale per concorso mafioso passa un filo rosso, o meglio: "Con la penna rossa si sta riscrivendo la storia d'Italia".

L'atto d'accusa è di due avvocati illustri, Gaetano Pecorella, il legale di Delfo Zorzi, e Carlo Taormina, difensore di politici e magistrati eccellenti come Claudio Vitalone. Ma Taormina e Pecorella rivestono ora un ruolo istituzionale, sono rispettivamente sottosegretario all'Interno e presidente della commissione Giustizia della Camera, entrambi di Forza Italia; per questo le loro parole cadono ieri come macigni e danno la stura ai veleni sulla giustizia politica e alla polemica sulle responsabilità istituzionali.

Polemica rinfocolata dalle dichiarazioni di un altro esponente del governo, il vice ministro della Giustizia, Michele Vietti. Vietti, ex componente laico del Csm, eletto al Parlamento nelle file del Biancofiore, commenta i sei anni per mafia al giudice "ammazzasentenze" Carnevale che in primo grado era stato assolto: "Sentenze così non giovano ad aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti dell'istituzione giudiziaria, mai così in basso come in questi giorni". Il giudizio è pesante, sembra tanto interferire con l'autonomia dei magistrati entrando nel merito di una sentenza all'indomani del suo pronunciamento, che lo stesso Guardasigilli, il leghista Roberto Castelli è costretto a richiamare il suo vice.

"È un'uscita del tutto personale espressa nell'ambito dei suoi diritti di cittadino e di parlamentare", bacchetta Castelli con una nota in cui ribadisce che la propria linea è "improntata a una netta separazione tra i poteri", e sottolinea di non essere disponibile a nessun tipo di commento.

Da poco terminato l'applauso che in aula accoglie le condanne per la bomba che 32 anni fa sfregiò Milano, Pecorella invece interviene duro e accusa: " È la sentenza che Milano attendeva, una sentenza politica. Peraltro la giustizia italiana ne esce con un'immagine in cui c'è da vergognarsi: o ha condannato oggi tre innocenti o ha assolto 5 o 6 colpevoli che sarebbero i nostri presunti complici. È un processo con cui saremmo in concorso con persone assolte con sentenze definitive dalla Cassazione".

Immediato e altrettanto sferzante è ieri l'altolà che arriva dall'opposizione di centrosinistra. Per i Ds, Pietro Folena denuncia: "È inaudito. Se il buongiorno si vede dal mattino, per i valori di indipendenza della magistratura e soprattutto della funzione giudicante, sarà una pessima giornata quella del governo Berlusconi. Non entro nel merito della sentenza con cui la Corte d'Appello ha rovesciato la sentenza di primo grado, ma ricordo che il processo Carnevale è una vicenda controversa su cui ci sono interessi forti. La gravità è che ha parlato un membro del governo, e ora il presidente del Consiglio Berlusconi e il Guardasigilli Castelli richiamino Vietti, altrimenti ogni Corte, ogni giudice dovrà temere i proclami del governo e di suoi esponenti: è devastante. Si comincia nel peggiore dei modi".

I Verdi avvertono il sottosegretario Taormina che non "può delegittimare con le sue incaute e preoccupanti parole la sentenza su piazza Fontana". Il Pdci con il capogruppo alla Camera, Marco Rizzo parla di "speculazioni". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Gennaro respinge come "inaccettabli, gratuite e infondate le accuse di Pecorella sulla giustizia politica". Ma Michele Saponara, capogruppo forzista insiste: "Carnevale era in pole position per diventare presidente di Cassazione, si potrebbe pensare a una sentenza politica, per bloccarlo".

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