Da Panorama del 12/09/2006

Il nuovo banchiere di Dio

Allo Ior è l'ora di Tietmeyer, ex capo della Bundesbank, pronto a prendere il posto di Angelo Caloia. Mentre anche in Vaticano si studia una fusione. Tra banche

di Ignazio Ingrao

Le rivoluzioni ci sono anche in Vaticano. Ma, come è costume oltretevere, sono rivoluzioni in punta di piedi. Una di queste è giunta al cuore più segreto e misterioso delle forze che si muovono dentro le Mura della Città leonina: l'assetto dei poteri finanziari.
Nessuno quanto Benedetto XVI appare più lontano dalle preoccupazioni economiche, eppure il Papa sta mettendo in atto una radicale riorganizzazione dei vertici degli enti a cui fanno capo le attività finanziarie, che presto toccherà anche i gangli più importanti: l'Istituto per le opere di religione (Ior) e la Prefettura degli Affari economici.

Ai vertici della banca vaticana si è aperta la guerra di successione ad Angelo Caloia, il riservato e potentissimo «banchiere del Papa», chiamato quindici anni fa a risollevare le sorti dello Ior dopo lo scandalo del Banco ambrosiano.
Prende sempre più quota la candidatura dell'ex governatore della Bundesbank, la Banca centrale tedesca, Hans Tietmeyer. Già nel 1999 il governatore della Città del Vaticano, il cardinale Edmund Casimir Szoka, tentò invano di portare Tietmeyer alla presidenza della banca vaticana.

Ma il presidente dello Ior riuscì a resistere, con l'aiuto del segretario di Giovanni Paolo II, monsignor Stanislaw Dziwisz. Questa volta la battaglia tra il «banchiere del Papa» e il «governatore di ferro» sembra volgere a favore di quest'ultimo.
Nel mese di febbraio la Commissione cardinalizia di vigilanza, guidata dal segretario di Stato, Angelo Sodano, ha formalmente confermato la fiducia a Caloia per altri cinque anni. E ha trasmesso la decisione a Benedetto XVI per la necessaria ratifica. Ma il Papa ha congelato la pratica in attesa del nuovo segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Dal quel momento è partita una campagna a tappeto dentro e fuori dei sacri palazzi a favore di Tietmeyer.

Più degli ambienti finanziari tedeschi, dietro questa candidatura c'è un partito trasversale di cardinali di Curia. Apparentemente viene lodata la maggiore caratura internazionale del tedesco rispetto all'italiano. In realtà il partito dei cardinali non perdona a Caloia di aver reso lo Ior un organismo sempre più indipendente dalla Curia, una sorta di repubblica autonoma dentro il Vaticano, con 130 tra funzionari e dirigenti, tutti rigorosamente laici.
Al banchiere del Papa viene rimproverata anche l'amicizia con Giovanni Bazoli, il presidente della Banca Intesa, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il centrosinistra e si è alleato con la temuta «finanza laica» (l'unica partecipazione detenuta dallo Ior in una banca estera è rappresentata dallo 0,8 per cento della Banca Intesa).

Per restare in sella il presidente dello Ior conta sull'antico sodalizio con il cardinale Attilio Nicora, presidente dell'Apsa (l'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) e su un asso nella manica: la militanza nella corrente Forze Nuove di Carlo Donat-Cattin, ai tempi della Dc, al quale era legato anche il nuovo segretario di Stato, Bertone. Difficile dire se gli basterà.
In attesa di sciogliere il nodo della presidenza, il Papa ha già intrapreso la riorganizzazione della banca vaticana. Il segretario personale del cardinale Sodano, Piero Pioppo, è stato nominato prelato dello Ior, rispolverando una carica che era rimasta vacante dai tempi dell'uscita di scena del discusso e potente monsignor Donato De Bonis, braccio destro di Paul Marcinkus.
Così un prelato dopo quindici anni torna a insediarsi nel torrione di Niccolò V, sede dello Ior: occhi e orecchie preziosi per l'ex segretario di Stato nel cuore finanziario del Vaticano. Ma la nomina più attesa è quella del nuovo direttore generale in sostituzione di Lelio Scaletti, uomo di fiducia di Caloia, giunto alla soglia degli ottant'anni. Al suo posto dovrebbe arrivare Paolo Mennini, attuale responsabile della Sezione straordinaria dell'Apsa, che si occupa degli investimenti mobiliari.
Nel 2005 Mennini ha fatto registrare un attivo di ben 43,3 milioni di euro nel settore affidatogli. La sua promozione allo Ior sancirebbe una sorta di «pax finanziaria» tra i due principali enti che si occupano di investimenti mobiliari in Vaticano, spesso antagonisti fra loro: lo Ior e l'Apsa.

Dopo la Banca vaticana, sarà la volta della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, guidata dal cardinale Sergio Sebastiani: una sorta di Corte dei conti vaticana che negli anni si è trovata progressivamente svuotata dei suoi compiti.
È stato suggerito al Papa di accorpare Apsa e Prefettura in un unico dicastero approfittando delle dimissioni già rassegnate dal presidente Sebastiani, e dal segretario, monsignor Franco Croci, per raggiunti limiti di età. Mentre il ragioniere generale della Prefettura, Paolo Trombetta, è stato chiamato a dirigere il nuovo Fondo pensioni per i dipendenti vaticani.

Complessivamente sono cinque gli enti ai quali fanno capo le attività finanziarie vaticane: oltre allo Ior e alla Prefettura, l'Apsa, il Governatorato della Città del Vaticano e la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. La riorganizzazione papale ha già toccato il vertice della Congregazione, che gestisce in totale autonomia i flussi di denaro destinati a un terzo delle diocesi del mondo.
Al posto del cardinale italiano Crescenzio Sepe, Benedetto XVI ha chiamato il porporato indiano Ivan Dias. Quindi il pontefice ha rinnovato il vertice del Governatorato, vero motore economico della Santa Sede con 29,6 milioni di euro di utile nel 2005.

Dal 15 settembre arriverà monsignor Giovanni Lajolo, finora ministro degli Esteri della Santa Sede. Ed è attesa anche la sostituzione del segretario generale, monsignor Renato Boccardo. Indicato come futuro nunzio a Parigi, molto probabilmente Boccardo andrà invece a ricoprire la carica di ordinario militare per l'Italia. Al suo posto dovrebbe subentrare il vice, monsignor Giorgio Corbellini.
Infine l'Apsa: il segretario monsignor Claudio Maria Celli è stato riconfermato nella carica per altri cinque anni. Ma si parla di lui come futuro nunzio a Pechino, quando il Vaticano riaprirà le relazioni diplomatiche con la Cina popolare. Sempre più centrale sarà invece il ruolo del presidente dell'Apsa, il cardinale Attilio Nicora

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