Da La Repubblica del 25/11/2006

Parla Gennadij Gudkov, dieci anni nei servizi segreti e poi deputato di Russia Unita che sostiene Putin

Noi del Kgb non avevamo interesse cercate l' assassino tra certi dissidenti

l' intervista 'Il mandante? Lo andrei a cercare tra i collaboratori di Boris Berezovskij' 'Non vedo alcun nesso tra la morte di Litvinenko e quella di Anna Politkovskaja'

di AA.VV.

MOSCA - «Il Cremlino mandante dell' uccisione di Litvinenko? è l' ipotesi meno probabile: porta solo danni a Putin, altro che vantaggi». Gennadij Gudkov ha cinquant' anni. è deputato alla Duma per Russia Unita, il partito che appoggia Putin. S' intende di servizi segreti perché è stato arruolato nel Kgb dal 1981 al 1991: prima ha lavorato all' ufficio di Kolomna. Poi è passato all' intelligence politica e infine, dal 1989, si è occupato di controspionaggio. Dopo lo smantellamento del Kgb è rimasto per un solo anno nelle file del neonato Fsb, il servizio federale di sicurezza che ha lasciato «volontariamente». Ma a Mosca c' è un detto: «Chi è nato cekista lo rimane per sempre. Sino alla morte». I cekisti erano i primi agenti del mostruoso antenato dell' odierno Fsb, la famigerata Ceka creata da Felix Dzerzhinskij. Signor Gudkov, Litvinenko ha lasciato un biglietto. Una sorta di testamento. Accusa Putin di averlo fatto avvelenare. «Aveva tutto il diritto di scriverlo, se in coscienza ci credeva. Ma il giudizio è tutto suo». E allora chi può essere stato il mandante? «Molti avrebbero avuto interesse ad annientarlo. Soprattutto nell' entourage di Boris Berezovskij (l' oligarca esule a Londra, dopo essere stato il consigliere di Eltsin e vicesegretario del consiglio di sicurezza al Cremlino, ndr). Basta ricordare alcuni tra quelli che collaboravano con lui o partecipavano nelle sue trame: come Ivan Rybkyn, ex speaker della Duma, sparito nel bel mezzo della campagna elettorale presidenziale; o come Serghej Juscenkov, un democratico liberale che voleva creare un nuovo partito finanziato da Berezovskij». Lei dice quindi che stare accanto a Berezovskij non era del tutto sicuro... «Sì. Si puo cadere vittima di una razborka, una resa dei conti intestina, pur di restare vicino "al corpo", come diciamo noi russi, ossia vicino al capo. I personaggi vicini a lui sanno che se vogliono continuare a vivere come prima, hanno bisogno che lui stia sempre al centro dell' attenzione mediatica. E vogliono far capire che il mandante non è necessariamente Berezovskij in persona». La pista cecena? Litvinenko sosteneva che si stava occupando del caso di Anna Politkovskaja: uccisa da agenti russi, secondo lui. «Non vedo alcun nesso tra Litvinenko e la Politkovskaja. D' accordo, il figlio della giornalista dice che la madre e Litvinenko si sono visti un paio di volte, ma io so che si sono incontrati in occasioni pubbliche, assieme ad altra gente, e non si trattava di qualche "cooperazione" o lavoro su qualche cosa in comune. In teoria, Litvinenko, poteva affermare di condurre una sua inchiesta sull' assassinio della Politovkaskaja - oggi una contro-inchiesta viene condotta da Novaja Gazeta, per esempio. Ma erano solo parole. Ammettiamo allora che avesse scoperto davvero un documento importante: i giornali, Novaja Gazeta in particolare, l' avrebbero sparato subito sulle loro pagine... ». Litvinenko ha detto che stava lottando contro «le forze del male», contro la «mano di Mosca» che sta soffocando la Russia e la democrazia. «Fanno ridere questi frettolosi tentativi di creare ex novo i miti del passato: le forze del Male, l' Impero del Male, l' Asse del Male. Sono schemi sorpassati, sopravvivono solo per chi continua vedere i film sulla guerra fredda. E allora, se fosse così, perché non sono stati fatti fuori quelli che sono stati molto più pericolosi di lui? Penso a Oleg Kalughin, uno dei dirigenti del Kgb fuggito in America. Oppure Oleg Gordievskij, anche lui uno che ha tradito ed è passato con gli americani».

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