Da La Repubblica del 02/12/2006

la polemica

Collaboratore poco credibile in Parlamento dubbi dal 2004

Nella commissione il centrosinistra aveva avanzato sospetti e critiche su Scaramella

di Alberto Custodero

ROMA - «L' attività di Mario Scaramella è scarsamente credibile. E la sua partecipazione ai lavori della commissione Mitrokhin è poco opportuna». Già nel 2004, all' interno della commissione Mitrokhin, c' era chi aveva sollevato dubbi sulla serietà di Scaramella, consulente del presidente Paolo Guzzanti. A insospettirsi erano stati i componenti dell' allora opposizione di centrosinistra che, in una bozza della loro relazione, avevano criticato il presidente. «Il senatore Guzzanti - c' era scritto in quel documento - farebbe bene a interrogarsi sui motivi che lo hanno indotto ad avvalersi di un tale collaboratore». Se la bozza restò ufficiosa, negli atti ufficiali della commissione Mitrokhin risulta la dura critica su Scaramella fatta dal capogruppo dell' ex minoranza, Valter Bielli. «Il caso Scaramella - ha dichiarato Bielli - l' ho sollevato il 30 maggio del 2005 quando ci aveva chiesto la nostra autorizzazione per recarsi a San Marino per una missione grottesca e misteriosa. Voleva recarsi là alla ricerca di "carteggi sulle modalità operative del Kgb e sull' esplorazione russa in Italia". Voleva anche trovare prove "del finanziamento illecito ai partiti e agli organi di informazione". Fu troppo: mi alzai, parlai per 10 minuti e chiesi al presidente chi fosse quello strano personaggio. Senza, ovviamente, ottenere risposta». Guzzanti ha sempre difeso il suo consulente. In una circostanza (dopo la sparatoria di Ercolano del marzo del 2004), era arrivato a dichiarare alla stampa che «l' incarico a Scaramella ha suscitato un fortissimo allarme nelle sinistre che hanno reagito in modo del tutto imprevisto a questa decisione della commissione che ha lo scopo di raggiungere finalmente la verità». Il presidente della Mitrokhin non esitò a definire quella sparatoria «un grave episodio di intimidazione armata al lavoro della commissione». Ma ci sono anche altri episodi poco chiari che avevano suscitato l' allarme della minoranza della Mitrokhin al punto che in due occasione, nel 2004 e nel 2006, Valter Bielli e gli altri membri di opposizione avevano inviato ai presidenti di Camera e Senato una lettera con la quale facevano notare «come il presidente Guzzanti agisse in modo considerato istituzionalmente non corretto». Per Bielli, tuttavia, l' episodio più inquietante riguarda i documenti che Scaramella ha prodotto all' ultimo momento in commissione, poco prima della chiusura dei lavori. «Fra quelle carte - ha spiegato - ci sono anche i verbali di Alexander Litvinenko. L' ex spia sovietica, dopo aver detto di volere come interprete solo suo fratello ("l' unico di cui mi fido", spiegò), diceva che 'l' uomo del Kgb in Italia era stato presidente dell' Unione Europea' . In quel modo hanno insinuato il dubbio che il referente dei servizi segreti sovietici in Italia fosse Romano Prodi». Un' altra anomalia che fu registrata dai componenti del centrosinistra della Mitrokhin fu il conflitto di interessi di alcune fonti dello stesso Scaramella. «A quanto ci risultò - ha detto ancora Bielli - Scaramella si avvaleva, per le sue ricerche per conto della commissione, di persone che erano anche consulenti della sua società, la Ecpp (world environmetal security organization): è il caso di Oleg Gordievskij, l' ex spia sovietica che si rifiutò di mettere nero su bianco la frase "Prodi è un agente del Kgb"».

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