Da Corriere della Sera del 03/07/2007

L´ex sindaco: inaspettata la presenza di Prodi. E finalmente la giornata non è stata dominata dalle contestazioni

"Chi li armò voleva la guerra civile"

Zangheri: la mano fu neofascista ma sui mandanti resta il mistero

di Luciano Nigro

BOLOGNA - «Un passo avanti, l´abolizione del segreto di Stato per i reati di strage. E anzi c´è da stupirsi che non si sia potuto avere prima. Perché ciò che ancora resta aperto è la responsabilità di chi ha premeditato e organizzato quell´attentato alla nostra democrazia. E lì non ci siamo». Renato Zangheri era sindaco quando la bomba fece a pezzi la stazione di Bologna. Una carneficina: 85 morti e 200 feriti. Famiglie di operai che partivano le vacanze. Quella tragedia è parte della vita di Zangheri che a 82 anni, pur debole di salute, non ha rinunciato all´incontro con i familiari delle vittime che lo hanno a lungo applaudito in Comune. Alcuni quel giorno li ha visti morire in ospedale, come Sergio Secci, 24 anni, figlio di Torquato e Lidia, anime dell´associazione 2 agosto che da più di un quarto di secolo invocano la verità sulla strage. Per loro soprattutto, Zangheri considera «importante» l´abolizione del segreto di Stato e la presenza «inaspettata e molto bella» di Romano Prodi in piazza.
Lei è uno storico, professor Zangheri, si arriverà mai a conoscere il volto di chi concepì quella mostruosità?
«Sinceramente, non credo che si risolverà tutto. E´ passato molto tempo e allora mancavano anche gli strumenti. Ma siamo di fronte a un passo significativo per i familiari e per tutti noi che ci siamo battuti per la verità».
Che cosa si potrà scoprire?
«Non tutto è chiarito. Manca ancora un parte importante perché non è immaginabile che quella cosa sia avvenuta senza mandanti di rango elevato. Non è uno scherzo mettere una bomba così potente».
Si riferisce a responsabilità dentro i corpi dello Stato?
«Dentro, fuori... difficile dirlo. Credo che sia più complesso. Chi ha scelto quel momento, il primo sabato di agosto quando i nonni con i bambini partono per le vacanze, aveva un disegno».
Un disegno?
«Quella bomba doveva annichilire e l´effetto desiderato erano altri fatti di sangue. Una catena di scontri. Una reazione da guerra civile o qualcosa di simile. Era un attentato alla democrazia, e non è retorica, dove la democrazia era più affermata».
Che ricordo ha di quel giorno?
«I bambini in ospedale, nelle sale di rianimazione, in fin di vita. Il numero dei morti che continuava a crescere. Il primo impulso fu: "non voglio vedere". Ma alla fine entrai. Volli entrare. Il figlio di Secci era ancora vivo. Morì poco dopo».
E la vostra reazione?
«Non fu confusa o disordinata. Ma meditata e responsabile. Civile».
«Colta», l´ha definita ricordando la lectura dantis di Carmelo Bene.
«Certo, colta: dall´alto delle Torri, dall´alto della storia dell´Italia democratica».
Chiedevate verità. La vuole anche chi invoca la revisione del processo e nega che la strage fosse fascista.
«Gli esecutori erano neofascisti, come la magistratura ha accertato con grande impegno ed efficacia. Ma questo non significa che non ci siano mandanti a livelli superiori. E non è detto che siano fascisti. Non c´è alternativa tra le due cose, non dobbiamo cadere in una trappola».
Fascista la mano, ma non chi l´ha armata?
«Quei giovanotti erano neofascisti, ma molto probabilmente c´è stato un passaggio tra chi ha concepito il piano e chi l´ha attuato. E tutto questo viene da poteri che vanno al di là».
Anche dall´estero?
«Non si può affermare, ma nemmeno escludere. Non si può escludere affatto».
Pensa a qualcosa come il delitto Moro? I brigatisti autori, forse accompagnati da servizi segreti stranieri?
«In quegli anni c´era un tentativo di destabilizzare l´Italia per renderla vulnerabile. Perciò abolire il segreto di Stato sarebbe stato utile per la sicurezza dell´Italia: siamo stati esposti a pericoli tanto più gravi perché non conosciuti».
Quest´anno non sono stati i fischi a dominare la commemorazione.
«Forse c´era nei confronti del governo maggiore credibilità e fiducia. Lo scorso anno contestarono l´incolpevole ministro Santagata».
Si aspettava la presenza di Prodi?
«Non me lo aspettavo. E´ stato un fatto di alta responsabilità. Molto bello. C´erano minacce di contestazione, ma è andato in prima persona. Prodi, che si sia d´accordo con lui oppure no, ha dimostrato di essere uno statista di tempra».

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