L'unico paradiso del terrorista, quello "fiscale".

Documento aggiornato al 24/02/2006
Il numero dei paradisi fiscali catalogati dagli Stati e dagli Organismi finanziari internazionali può variare da 40 a 80, a seconda dei criteri di valutazione seguiti nella classificazione. Il fenomeno offshore infatti si può presentare in varie forme, può essere più o meno esteso, e può riguardare anche Paesi membri dell'UE o dell'ONU.
Una recente ricerca a livello europeo(Euroshore) coordinata dal prof. V. Uckmar ha diviso i 48 paesi analizzati in tre gruppi di "centri finanziari" in base al loro livello di prossimità agli Stati membri dell'Unione Europea :
1) Paesi che hanno particolari contatti di ordine geografico, politico ed economico con l'Unione Europea (Andorra, Monaco, Bermuda, Malta San Marino ecc.).
2) Economie in transizione, cioè giurisdizioni appartenenti all'ex blocco sovietico (Romania, Moldavia, Albania ecc.).
3) Giurisdizioni offshore esterne all'Unione Europea (Bahamas, Barbados, Macao, Malesia ecc.).

Sette paradisi, tra i quali il Principato di Monaco, Andorra e Liechtenstein hanno apertamente dichiarato di non volersi adeguare alle disposizioni internazionali in materia di trasparenza.


Il giro d'affari

Giro d'affari dei paradisi : circa 1.800 miliardi di dollari annui
di cui il 40% riguarda capitali provenienti da traffici di criminalità organizzata , da traffico d'armi e da attività terroristiche in senso lato,
il 45% capitali di "pianificazione fiscale" provenienti per la maggior parte da società. multinazionali, ma anche da persone fisiche, uomini d'affari, dello spettacolo ecc.,
il 15% capitali provenienti da corruzione o saccheggi politici)

Società offshore : 680.000

Trust : 1.200.0000

Banche con agenzie nei paradisi : circa 10.000


Sistemi bancari paralleli
Le banche clandestine prosperano in tutto il mondo. Nella generale categoria degli intermediari inquinati confluiscono due tipologie di operatori: quelli ufficiali e legali i quali adottano linee comportamentali fortemente devianti, e quelli abusivi, che operano cioè completamente al di fuori del sistema ufficiale e che sfuggono completamente agli obblighi imposti dall'Ordinamento e, quindi, agli ordinari strumenti di vigilanza e controllo da parte delle competenti autorità.
I sistemi bancari "paralleli" assumono denominazioni diverse ed a volte assai folcloristiche, nelle differenti aree geografiche di riferimento. Si parla così in Cina di sistema Chop Shop, nel sub continente indiano di sistema Chiti o Hundi, in ambito latino-americano di Stash House, quest'ultimo diffuso anche nel Nord America come conseguenza dei flussi migratori che interessano tale area..

Evasione fiscale nel mondo: 292 milioni di dollari Usa all'anno

Riciclaggio di denaro sporco: fatturato di circa 600 miliardi di dollari annui

La madre di tutti i paradisi

Come emerge dalla ricerca "Euroshore" anche il sistema finanziario di paesi membri dell'Unione Europea devia dagli standard di integrità e di trasparenza adottati dalla Comunità Internazionale specialmente in tema di diritto societario.
Merita una considerazione tutta particolare il caso del Regno Unito. L'Inghilterra e sopratutto la City di Londra potrebbe infatti essere tranquillamente considerata come "la madre di tutti i paradisi."
Alcuni mesi fa, Arnaud Montebourg, parlamentare francese a capo di una commissione sul riciclaggio, ha reso pubblico un dossier in cui si attaccava apertamente Tony Blair per aver "predicato" al mondo la lotta - anche finanziaria- al terrorismo, salvo aver razzolato male per non aver finora ripulito uno dei principali centri del riciclaggio internazionale: la City di Londra.
Da Downing Street è uscita una dura e secca smentita. Ma resta il fatto che l'Inghilterra, grande alleata degli Stati Uniti nella "prima guerra del nuovo secolo", regna incontrastata su più di venti paradisi dell'arcipelago offshore, dalle remote isole Cayman alla più vicina Man o sulle isole del Canale, dove tra l'altro sono stati appena pubblicati i bandi miliardari per "ospitare" una ventina di nuovi casinò virtuali ,che operano su Internet in completa esenzione fiscale e sotto controlli irrilevanti.
Ma una dichiarazione del prof. Barry Rider, noto criminologo e direttore dell'Institute for Advanced Legal Studies dell'Università di Londra, riportata da Il Sole 24 Ore, si spinge molto oltre. " A mio avviso- dice il professore- quello dei Paesi offsore è un falso problema, perché ormai l'Intelligence riesce a penetrare abbastanza facilmente gran parte delle loro barriere segrete.
Il vero nodo della questione è semmai l'Inghilterra stessa, dove con 100 sterline si può fondare una società per telefono e metterla al riparo da occhi indiscreti con il meccanismo dei "nominee", società fiduciarie che operano per conto di un cliente anonimo . Una formula questa che è un invito per chi ha qualcosa da nascondere e che è comune a quasi tutte le legislazioni di cultura anglosassone."
Non si è comunque lontani dalla verità se si afferma che la City di Londra, grazie ai rapporti privilegiati con i paradisi da lei figliati, grazie anche alla sua posizione gelosamente "autonoma" rispetto agli altri stati membri ed alla conservazione della propria moneta, funge da "portale" di lusso nell'introitare capitali di transito in cerca di "protezione" provenienti da imprese e da persone fisiche che si sentono molto più garantite da così autorevole mediazione.



Il caso Italia

Banche italiane con sedi nei Paradisi: 320 (sparse in 30 paesi)
Banche italiane con sede in Lussemburgo: 30
Gruppi controllati da banche italiane: 117

50% (112 su 250) delle società italiane quotate in borsa
e 22% (22 su 88) dei gruppi bancari italiani hanno partecipazioni-
di controllo su società residenti in paradisi fiscali.

Da un rilevamento della sezione antiriciclaggio dell'Ufficio Italiano Cambi per il periodo 1997-1999 risulta che ogni mese circa 10.000 miliardi (5 milioni di euro) lasciavano l'Italia per riparare nei forzieri delle banche offshore. E risulta che, nonostante l'operazione del cosidetto scudo fiscale sui capitali che rientrano dall'estero, i flussi verso l'offshore non si siano prosciugati.
Del resto tutto è ormai facilitato dall'elettronica. Il trasferimento elettronico di fondi tra più paesi è ormai divenuto un sistema estremamente diffuso e non può più considerarsi appannaggio di pochi operatori. E' significativo a questo proposito che ormai i messaggi pubblicitari delle società che forniscono questo particolare servizio comprendono le offerte più disparate, come ad esempio addirittura l'omaggio di un panettone a tutti coloro che effettuano un trasferimento elettronico di fondi nel periodo natalizio (offerta lanciata nell'ambito di una recente campagna pubblicitaria realizzata da un importante operatore del settore).
Sino a pochi anni fa si diceva che in sole 24 ore il denaro poteva essere movimentato per ben 72 volte in giro per il mondo. Al giorno d'oggi bastano 10 minuti.

Articoli


Il traffico del riciclaggio ammonta, secondo alcune stime, al 10 per cento del Pil mondiale
Soldi sporchi in paradiso
traduzione di Rosalba Fruscalzo
di Moises Naim su L'Espresso del 08/09/2005
Intervista a Loretta Napoleoni, esperta finanziaria della City
«Fermare il terrore? Bloccate i loro fondi»
I paradisi fiscali e la Tobin Tax
Un granello di sabbia negli ingranaggi della speculazione finanziaria
di Stefania Rimini su Report del 14/06/2000

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