Il nemico incoffessabile

Edito da Odradek Edizioni, 1999
227 pagine, € 14,00
ISBN 888697308X

di Paolo Persichetti, Oreste Scalzone

Quarta di copertina

Sovversione sociale, lotta armata e stato d'emergenza in Italia dagli anni settanta ad oggi.

IL NEMICO INCONFESSABILE - che esce contemporaneamente a L'ENNEMI INAVOUABLE, Paris, Editions Dagorno, 1999 - è stato scritto per il pubblico francese al fine di spiegare il "maggio italiano", durato dieci anni, e soprattutto in quali circostanze in Italia la sinistra radicale avesse preso le armi, e le avesse usate. E quindi perché una misura transitoria come lo "stato d'emergenza" - stato di guerra interna contro un nemico innominabile dissimulato sotto spoglie giudiziarie - sia diventata dispositivo permanente e forma di governo.
Questa particolarità, ne siamo certi, provocherà nel lettore italiano una sorta di salutare straniamento; Oreste Scalzone e Paolo Persichetti, infatti, propongono uno scarto, uno spiazzamento nelle modalità incancrenite con cui ciascuno e tutti si riferiscono alle vicende dell'insurrezione - sociale e armata - degli anni 70. Che riescano a imporlo ai troppo sordi che urlano sul campo non è dato sapere. Che sia uno dei pochi approcci che prescinda dall'impasse imbarazzante e miserabile in cui son cadute le menti degli "addetti ai lavori" è assolutamente certo.
Indossano i panni scomodi dell'esule, protagonista lontano di una storia remota; abiti comodi per la mente, però, che può così lavorare libera dagli affanni del "non dar fastidio al potente che tiene le chiavi della mia prigione" e da quelli - forse ancora più costringenti - del "non compromettere le sorti della mia brillante carriera". Interviene da par suo un ispirato Erri De Luca, che proprio non riesce a raccontarsi la favola di una gioventù "rivoluzionaria ma estranea alla violenza".

Questo NEMICO INCONFESSABILE nulla concede all'amarcord. Si configura piuttosto come un'implacabile testo di storia recente, un libero contributo alla storia europea; l'unico modo che sembra concesso al popolo degli esuli e dei reclusi per "entrare" - a testa alta - in Europa.

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