Talebani

Edito da Feltrinelli Editore, 2001
315 pagine, € 15,49
ISBN 8807170639

di Ahmed Rashid

Quarta di copertina

La scalata al potere dei Talebani, il loro impatto sull'intera regione dell'Asia centrale, il loro ruolo nelle strategie delle grandi compagnie petrolifere, il mutamento della politica estera americana. Oltre a definire questi aspetti, l'autore disegna l'attuale volto del fondamentalismo islamico (con un importante riferimento a Osama Bin Laden) e spiega perché proprio l'Afghanistan sia diventato il punto cardine del terrorismo mondiale.
Recensione

Segue i conflitti in Afghanistan dell'invasione sovietica dal 1979. Ahmed Rashid, pakistano, ricostruisce il puzzle dei tanti problemi che sono sullo sfondo dell'attuale crisi mondiale. Dalla scalata al potere dei Talebani al 'grande gioco' della politica internazionale.

È dal 1989 che gli Stati Uniti e il mondo occidentale ignorano la guerra civile che continua a svolgersi in Afghanistan. L'11 settembre 2001 il mondo è cambiato per sempre quando l'Afghanistan lo ha visitato nella maniera più tragica e brutale. I diciannove bombardieri suicidi che dopo essersi impadroniti di quattro aerei hanno mandato tre di essi a schiantarsi contro.le Torri gemelle del World Trade Center di New York e contro il Pentagono a Washington, appartenevano ad Al Qaeda, l'organizzazione capeggiata da Osama bin Laden, la cui base è nell' Afghanistan dominato dai talebani. I loro bersagli erano il cuore del mondo post guerra fredda, il centro nervoso della globalizzazione e del presunto impegno internazionale a rendere il mondo un luogo migliore e più sicuro. [...]

La sfida del talebani prevedeva l'escalation dello scontro con l'Onu e gli altri organismi umanitari internazionali attivi in Afghanistan, e l'introduzione di nuove leggi che creavano gravi violazioni dei diritti umani. Il 19 maggio i talebani hanno chiuso un ospedale italiano a Kabul costringendo alla fuga medici europei accu-sati di avere relazioni con donne afgane. Due giorni dopo i talebani si sono rifiutati di partecipare a una campagna di vaccinazione dei bambini contro la poliomielite organizzata da agenzie delle Nazioni Unite. Il 22 maggio i talebani hanno dichiarato che tutti gli hindu del paese avrebbero dovuto indossare un distintivo giallo per essere identificabili, una cosa che ha suscitato nuove condanne internazionali che si sono protratte per settimane prima che i talebani facessero marcia indietro: gli hindu avrebbero semplicemente portato con sé un documento di identità. Secondo le stime, in Afghanistan vivrebbe ancora una popolazione di hindu e sikh di 1700 individui. Il 31 maggio è scattato il divieto per il personale cooperante straniero di sesso femminile di guidare un'auto.

La disputa più seria dei talebani con la comunità della cooperazione ha riguardo il rifiuto di permettere al World Food Program (Wfp) delle Nazioni Unite, che sfama circa tre milioni di afgani, di svolgere un 'indagine sui destinatari del pane sovvenzionato presso i forni del Wfp a Kabul. Dopo mesi di vane trattative il Wfp ha minacciato di chiudere entro il 15 giugno i suoi 157 forni a Kabul. I talebani hanno chiesto l'intervento delle agenzie di soccorso arabe e musulmane, ma gli aiuti sono stati poca cosa. Il Wfp ha chiuso i forni il 15 giugno, imponendo ai talebani l'accettazione di una soluzione di compromesso due giorni dopo. Il 13 luglio i talebani hanno messo al bando l'uso di Internet nel paese. Una settimana dopo hanno emesso un altro decreto che vietava l'importazione di trenta articoli, tra cui giochi, musicassette e rossetti. Lo scontro dei talebani con le agenzie di aiuti è precipitato il 5 agosto, quando vennero arrestati otto stranieri e sedici afgani appartenenti a Shelter Now International, accusati di propaganda al cristianesimo: un reato per il quale è prevista la pena di morte. Il processo agli otto stranieri, quattro dei quali tedeschi, è iniziato il 4 settembre presso la Corte suprema di Kabul sotto la sharia o Legge coranica.

L'offensiva estiva annuale dei talebani ha avuto inizio il 1° luglio quando circa 25.000 armati talebani, tra i quali circa 10.000 non afgani (arabi, pachistani e centro-asiatici hanno attaccato le linee dell'Uf (il fronte unito antitalebano, n.d.r.) alle porte di Kabul, nella provincia di Takhar nel nordest del paese, e nell'Hazarajat. L'Uf non è stato in grado di conquistare il territorio,ma solo di mantenere le posizioni; i nuovi fronti dell'Uf nel nord e nelle regioni occidentali del paese hanno avuto come effetto di diluire la concentrazione delle forze talebane. Nel mese di agosto, in un rapporto al Consiglio di Sicurezza, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha sollecitato un nuovo 'approccio globale' per cercare di portare la pace in Afghanistan, definendo gli sforzi precedenti 'tentativi infruttuosi', e sottolineando l'opportunità di una strategia di incentivi e disincentivi e l'esigenza di un piano di ricostruzione per il paese, ma anche ricordando che gli estremisti islamici di altri paesi che lottavano al fianco dei talebani erano più numerosi che mai.

In questa crisi politica le sofferenze del popolo afgano si sono inesorabilmente aggravate: l'Afghanistan è stato classificato come la zona di peggior disastro umanitario del mondo nel 2001. Gli afgani costituiscono la più numerosa popolazione di rifugiati al mondo con 3,6 milioni di profughi usciti dal paese, 2,2 milioni dei quali in Pakistan e 1,2 milioni in Iran. Entro il mese di settembre si contava un altro milione di nuove vittime - 800.000 nuovi profughi afgani all'interno del paese, 200.000 in Pakistan e altri 100.000 in Iran. La prolungata siccità ha sospinto milioni di persone dalla campagna nelle città, dove 1e organizzazioni umanitarie si sono viste travolte dall'inadeguatezza delle proprie risorse e dalle angherie dei talebani. Nel mese di gennaio cento afgani, per lo più bambini, sono morti a causa del gelo in sei campi profughi nello Herat, dove si erano raccolte circa 80.000 persone. Nell'Afghanistan del nord, dove c'erano circa 200.000 profughi afgani, la gente ha cominciato a mangiare erbe, foraggio per gli animali e roditori, e a vendere le figlie per una miseria per poter comprare di che nutrirsi.

L'Onu è stato sopraffatto dalla crisi agricola. Uno studio del Wpf su 24 province pubblicato in aprile affermava che nel 2001 si sarebbe coltivato il 50 per cento di terre in meno a causa della siccità e della penuria di sementi, mentre il 70 per cento del bestiame del paese era stato distrutto dalla grave carenza, di acqua e dall'impoverimento dei pascoli. In giugno le Nazioni Unite hanno preannunciato fame e decessi di massa dovuti alla mancanza di cibo se la comunità internazionale non fosse intervenuta con aiuti più consistenti. Le persecuzioni dei talebani contro le agenzie di aiuto hanno scoraggiato molti paesi occidentali dal fornire i mezzi di soccorso. Secondo il Wfp ci sarebbero 5,5 milioni di persone da nutrire nell'inverno del 2001-2002 a fronte dei 3,8 milioni del 2000. La tragica condizione degli afgani è diventata una questione internazionale alla fine di agosto, quando l'Australia si rifiutò di dare asile ai 38 profughi, perlopiù afgani, che un mercantile norvegese aveva raccolto da una imbarcazione indonesiana che stava per affondare facendo rotta verso l'Australia. Oggi gli afgani costituiscono il numero più alto di immigrati clandestini in Europa.

La crisi economica, inoltre, è stata paradossalmente aggravata dall'unica concessione fatta dai talebani alle richieste internazionali: la messa al bando della coltivazione del papavero. Il papavero fornisce l'oppio e l'eroina, che rappresenta da sempre la maggiore fonte di finanziamento per le fazioni in guerra in Afghanistan. Il mullah Ornar ne aveva vietata la coltivazione nel luglio 2000 e il divieto era stato applicato rigorosamente. Nel marzo 2001 le Nazioni Unite e gli Stati Uniti hanno riconosciuto che i talebani avevano impedito che il papavero venisse coltivato e diversi paesi si sono impegnati a fornire un aiuto diretto a quei contadini che avevano perduto tutto perché né sementi né fertilizzanti coltivare altro. Ciononostante, le riserve di oppio degli anni precedenti hanno continuato a essere contrabbandate in paesi vicini come il Tagikistan e l'Iran per essere poi inoltrate in Russia e in Europa, mentre il prezzo dell'oppio afgano si decuplicava rispetto al 2000.

Prima dell'11 settembre c'erano tutti i segni per dire che l' Afghanistan era diventato un grave pericolo per la stabilità internazionale e regionale. La siccità, la guerra civile, le migrazioni di massa, il traffico di stupefacenti, la linea dura adottata dai leader talebani e la crescita dei gruppi terroristi con base nel paese avrebbero dovuto far capire alle potenze occidentali che una crisi era imminente. Il mondo si è reso conto dell'importanza dell'Afghanistan solo quando, quella mattina di sole a New York la gente ha assistito sgomenta alla scena dei due aerei che si lanciavano contro le torri gemelle del World Trade Center. Ora che gli Usa e i loro alleati occidentali preparano una devastante campagna militare contro i talebani e Al Qaeda, si può solo sperare che vi sia anche una strategia politica ed economica che faccia nascere un nuovo governo in Afghanistan e affronti la crisi economica che non ha fatto che contribuire ad alimentare estremismo e terrorismo.
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