Bottiglieria molotov. Brigate Rosse alle Botteghe Oscure

Edito da Bompiani, Milano, 1977
154 pagine

di Ugo Pirro

Quarta di copertina

"Non fu una fuga rocambolesca. Di sabato nessuno se la sente di essere acrobata o podista. Secondini e carcerati già pensano con disuguale malinconia alla domenica. I tre brigatisti rossi preferirono evadere dal carcere giudiziario di Viterbo passando per il portone principale e, per quanto possa sembrare inverosimile, disarmati..." questo è l'inizio del nuovo, sorprendente e aggressivo romanzo di Ugo Pirro. Pirro è uomo soprattutto di cinema, è stato il soggettista e lo sceneggiatore più capace del filone discusso e osannato del film politico qui da noi. Ha lavorato a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, La proprietà non è più un furto. Ma non dimentica di essere nato romanziere, e, ogni tanto, torna alla letteratura cui ha dato Le soldatesse, Jovanka e le altre e Mille tradimenti. Solo quando ha qualcosa da dire, da contestare, da irridere. L'avventura dei tre brigatisti rossi evasi dal carcere di Viterbo per portare l'attacco al cuore del gran partito in Botteghe Oscure pare all'inizio minacciare il dramma. Ma, via via che va avanti, il lettore passa di sorpresa in sorpresa. La satira si impone alla tensione, che non si allenta minimamente. Il riso inevitabile non annulla l'amarezza, il dolore di scoprirci in un grottesco mondo di confusioni e di errori.

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