L’odore del Novecento

Edito da Gangemi, 2011
144 pagine, € 18,00
ISBN 9788849221572

di Luciano Trincia

Quarta di copertina

Il Novecento visto attraverso la vicenda umana di un uomo semplice, che ha attraversato a occhi aperti il secolo delle dittature. Gli occhi miti del figlio del mugnaio di Norcia, che vedono un mondo rurale scandito dai ritmi della semina e del raccolto. Gli occhi spersi dell’orfano di guerra, che nel novembre 1917 emigra con la madre in una Roma non ancora toccata dalle ristrutturazioni urbanistiche di epoca fascista. Gli occhi spavaldi dello studente di Economia e Commercio alla Regia Università di Napoli, negli anni che conducono alla seconda guerra mondiale. Quella narrata in queste pagine è allo stesso tempo una storia "pubblica" e "privata", in cui i grandi eventi del "secolo breve" si intrecciano a vicende individuali, a volte drammatiche, a volte felici. Ne risulta un vivace spaccato dell’identità personale e collettiva nell’Italia del Novecento, una fotografia a volo d’uccello sul paese e sulle sue trasformazioni dai primi anni del secolo alla caduta dei regimi comunisti.
Recensione

Si sente davvero l’odore dei grandi eventi del XX secolo nel libro che lo storico e saggista Luciano Trincia manda in libreria in questi giorni per Gangemi Editore. La prima guerra mondiale e la situazione degli orfani di guerra, l’avvento del fascismo a Roma, la seconda guerra mondiale e lo sbando dell’esercito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la ricostruzione e il boom economico: i grandi temi del Novecento sono trattati, con leggerezza e stile divulgativo, ripercorrendo le vicende di una famiglia italiana come tante, lungo il difficile cammino di quegli anni. L’odore del Novecento. Guerre, migrazioni, luoghi di memoria nelle carte di Luigi Trincia (1912-1990) si inserisce così a pieno titolo nella riflessione collettiva avviata in occasione del 150° dell’Unità d’Italia. Quella narrata nel volume è infatti allo stesso tempo una storia “pubblica” e “privata”, in cui i grandi eventi del “secolo breve” si intrecciano a vicende individuali, a volte drammatiche, a volte felici.

Il libro riproduce anche una serie interessante di documenti e di immagini inedite. Molti documenti fotografano passaggi importanti della storia d’Italia, come illustra la copertina che raffigura una lettera del dicembre 1945, scritta su carta intestata della “Camera dei Fasci e delle Corporazioni”, cui si sovrappone un timbro con la nuova dicitura “Camera dei Deputati”, la stessa carta usata dai vari De Gasperi, Togliatti, Nenni. Niente di nuovo sul piano storiografico, solo una piccola “chicca” d'epoca, attraverso cui risentire l’odore del dopoguerra. Erano i giorni della liberazione e riprendeva anche l’attività parlamentare. Mentre con il sostegno dei principali partiti usciti dalla Resistenza si formava il governo Parri, all’interno di Montecitorio cominciava a riunirsi la Consulta nazionale, istituita con il decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945. Le carte di quei mesi, pubblicate nel libro di Trincia, odorano di dopoguerra e di ricostruzione, di transizione democratica e di riorganizzazione dei partiti.

Ma quella narrata nel libro è anche una storia al femminile. Molte pagine sono infatti dedicate a Enrica, una ragazza umbra, che si sposa nel 1911 a diciotto anni e rimane vedova di guerra nel 1916 a ventitré anni, con due figli a carico. Da Norcia si trasferisce a Roma, dove studia alla scuola di Ostetricia alla Sapienza e diventa una delle prime ostetriche diplomate nella capitale, per trasferirsi poi al Sud, in una cittadina vicino Salerno per esercitare la professione di levatrice, trovando così la sua strada di donna e di madre in anni in cui il ruolo femminile era confinato quasi esclusivamente ai lavori domestici. Sono pagine che fotografano anche le radicali trasformazioni della famiglia italiana nel corso del Novecento, l’abbandono delle campagne e la rapida urbanizzazione di larghi strati di popolazione, le difficili condizioni economiche ed abitative in grandi città come Roma, il passaggio da un’Italia rurale a un’Italia industriale.

Dalla lettura e dalle immagini che accompagnano il testo risulta un vivace spaccato dell’identità personale e collettiva nell’Italia del Novecento, una fotografia a volo d’uccello sul paese e sulle sue trasformazioni dai primi anni del secolo alla caduta dei regimi comunisti. E’ una pagina di storia che non si legge di solito nei libri universitari, questa vista attraverso la vicenda umana uomini e donne semplici, senza carica istituzionale o politica, che hanno attraversato a occhi aperti il secolo delle dittature. Sono anche storie come questa che fanno l’identità di una nazione, che a 150 anni dalla sua nascita vuole valorizzare non soltanto i grandi eventi istituzionali e politici, ma anche il vissuto quotidiano di gente comune. E’ anche di storie come questa, intrecciate di eventi a volte felici, a volte drammatici, che il nostro paese ha bisogno per ritrovare la sua anima profonda e per ripensare il proprio futuro.

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