Da Corriere della Sera del 03/08/2006

Prodi: «Segreto di Stato limitato». Il messaggio di Ciampi: «Vivo sdegno»

Strage di Bologna, accuse e polemiche

Dura contestazione a Tremonti che commenta: «Che piazza». Casini lo difende: «Così non si onorano i morti»

BOLOGNA - Bologna, 25 anni dopo. E' la giornata della commemorazione per il 25esimo anniversario del bomba che causò 85 morti e 200 feriti. Il capo dello Stato Ciampi, in un messaggio letto nel piazzale della stazione, ricorda quell'«infausto 2 agosto 1980» e sottolinea come «lo sgomento e lo sdegno per tanta inaudita ferocia rimangono vivi nella coscienza civile degli italiani». Parole ispirate alla solidarietà, alla coesione. Applausi. Ma l'atmosfera in piazza è carica di tensione e appena prende la parola il vicepremier Tremonti parte una raffica di fischi, ai quali l'esponente del governo replica stizzito: «Che bella piazza». Qualche «buu» si leva anche alla lettura dei messaggi dei presidenti delle Camere Pera e Casini.
GIUSTIZIA SUI MANDANTI - Bologna, 25 anni dopo. Accuse e polemiche. Il presidente della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, nel suo intervento nel corso dell'incontro con i familiari delle vittime nella sala del consiglio comunale, richiama al dovere della memoria. Poi un accenno alla lunga vicenda processuale seguita alla strage: «Siamo qui- ha ribadito il presidente della Regione - per unire la nostra voce contro depistaggi e poteri occulti affinchè i colpevoli paghino e per chiedere giustizia sui mandanti. Siamo qui per chiedere silenzio a quanti non rinunciano a sollevare polveroni. Siamo qui per testimoniare che il terrorismo è stato sconfitto». Il sindaco Sergio Cofferati usa gli stessi accenti, chiedendo il «completamento della verità». E sugli esecutori materiali della strage, Cofferati si dice contrario ad «incomprensibili atti di tolleranza verso chi non si è nemmeno pentito».
«TRATTATI COME QUESTUANTI» - Anche il presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage, Paolo Bolognesi, condanna ogni tentativo di riabilitazione dei terroristi. Non solo, attacca il governo a proposito della legge 206 (sui risarcimenti alle vittime del terrorismo) «che non va avanti». «È stata approvata un anno fa all'unanimità, ma da allora non ci sono state conseguenze. I familiari vengono trattati come questuanti e ieri finalmente il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu mi ha risposto, ma abbastanza seccato: evidentemente sotto la pressione del venticinquesimo anniversario».

IL DISCORSO DI TREMONTI - Davanti alle contestazioni della piazza e alle critiche rivolte al governo, il vicepremier Giulio Tremonti rivendica invece il fatto che qualcosa è stato fatto, e di buono, per chi ha sofferto tragedie come quella della bomba del 1980. L'anno scorso, dice dal palco, è stata approvata la legge per le vittime del terrorismo, e questo «è un primo passo». Ma Tremonti subito dopo aggiunge anche che «di più si può e, se si vuole, si può fare». Sono le parole conclusive dell'intervento del vicepremier, contestato per l'intera durata del suo intervento. Inevitabile quindi che nei commenti si parli soltanto dei fischi. «Quando ci sono i fischi il 2 agosto, il giorno dopo si parla di quello e non del contenuto dei discorsi che si sono fatti dal palco», aveva d'altronde pronosticato alla vigilia Bolognesi. «Credo che sarebbe stato meglio evitarli», commenterà poi dopo Romano Prodi censurando la contestazione. Indignato per quanto accaduto anche Pierferdinando Casini. «Con l'odio e con gli insulti non si onorano i nostri morti. Ancora una volta il macabro rituale dei fischi offende Bologna e i suoi cittadini e rende il 2 agosto un giorno ancora più nero e triste», spiega in una nota il presidente della Camera.
PRODI: SEGRETO DI STATO LIMITATO - Di Prodi si ricorda un altro passaggio. «Oggi voglio far prevalere il ricordo - ha osservato il leader dell'Unione - il dato che tutta la città numerosa si ritrovi dopo 25 anni vuol dire che quel giorno lo abbiamo in mente tutti senza odio, senza tensioni, senza causare divisioni, ma proprio con il grande senso di un paese che riesce a far fronte anche alle emergenze più gravi». Ma Prodi tocca anche uno dei temi delicati legati al corteo: l'abolizione del segreto di Stato. «Il segreto di Stato deve essere limitato e funzionale all'interesse comune, ma sempre limitato», dice Prodi. Un punto richiamato con forza nell'intervento di Cofferati: è tempo «finalmente di un dispositivo per l'abolizione del segreto di stato nei delitti di strage e terrorismo».

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