Da La Repubblica del 03/05/2005

Strage di Piazza Fontana confermate le assoluzioni

I familiari delle vittime: "Una sentenza che non rende giustizia"

Annullata ogni condanna per Zorzi, Maggi e Rognoni
I familiari delle vittime dovranno pagare le spese processuali
ROMA - La seconda sezione penale della Cassazione ha confermato l'assoluzione per i tre neofascisti accusati della strage di piazza Fontana, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Rigettato, dunque, il ricorso presentato dalla Procura di Milano e dalle parti civili contro il verdetto con il quale la Corte d'assise d'appello di Milano - il 12 marzo 2004 - aveva annullato le condanne all'ergastolo emesse in primo grado. Per l'effetto del rigetto dei ricorsi della Procura e delle parti civili, la seconda sezione penale ha condannato alle spese processuali gli stessi familiari delle vittime che si erano costituti parti civili. Annullata definitivamente la condanna a un anno di reclusione per favoreggiamento per Stefano Tringali. Per conoscere le motivazioni della decisione bisognerà attendere almeno 30 giorni.

"Una sentenza che non rende giustizia": questo il primo commento dei familiari delle vittime diffuso dal portavoce, l'avvocato Federico Finicato. "Siamo davanti a una sentenza che non rende giustizia - ribadisce il legale - un processo che ha portato tantissimi elementi ma le prove non si sono volute leggere. E' un altro pezzo di storia che resta coperto dal mistero".

"L'unica cosa che posso dire è che questa è una Corte di legittimità. Ha agito secondo diritto". Così il procuratore generale della Cassazione, Enrico Delehaye, che aveva chiesto anch'egli il rigetto dei ricorsi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla decisione. Alla richiesta di un giudizio, come cittadino e non come rappresentante dell'accusa, il pg ha risposto: "Ho detto quello che potevo, forse più di quanto ci si aspettasse".

La sentenza "è una vera botta per i famigliari delle vittime" ha commentato invece Massimo Giannuzzi, avvocato di stato, l'unico legale presente alla lettura del dispositivo in Cassazione; "non posso essere contento di questa decisione - ha aggiunto - tuttavia, per valutarla, attendo di conoscere le motivazioni dei giudici".

E' stato il primo clamoroso attentato della storia dell'Italia repubblicana. Alle 16.37 del 12 dicembre del 1969, alla Banca dell'Agricoltura a Milano esplose un ordigno con sette chili di tritolo. Morirono 17 persone, oltre 80 quelle ferite. Tante le piste battute in quasi trentasei anni d'indagini e processi, da quella anarchica a quella neofascista, con inchieste che hanno coinvolto anche i servizi segreti e sulle quali ha pesato a lungo la morte, in questura, del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli e, sullo sfondo, anche quella, tre anni dopo, del commissario di polizia Luigi Calabresi, accusato dalla sinistra extraparlamentare di essere l'assassino di Pinelli.

Le indagini, da Milano si sono allargate al Veneto fino al Giappone, dove è residente Delfo Zorzi, l'uomo ritenuto - dagli ultimi magistrati che hanno indagato sulla vicenda - la 'mente' della strage. I processi, dal capoluogo lombardo vennero invece trasferiti a Roma, poi a Catanzaro, per tornare infine, nel 2000 a Milano.

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