Da Gazzetta del Mezzogiorno del 01/07/2005

Gladio, un'organizzazione 'dietro le linee'

ROMA - La vicenda Gladio emerge il 3 agosto del 1990 quando il presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, davanti alla Commissione stragi rende nota l’esistenza di una struttura segreta dei servizi. Pochi giorni prima Andreotti aveva dato il via libera all’apertura degli archivi del Sismi. Ad offrire al presidente del Consiglio la possibilità di portare alla ribalta l’organizzazione fino ad allora segreta erano state le inchieste giudiziarie su Argo 16 e sulla strage di Peteano.

A San Macuto il presidente del Consiglio sostiene che la struttura aveva compiti di attivazione militare «dietro le linee» in caso di invasione da Est e che secondo le informazioni dategli dal Sismi l’ organizzazione è stata operativa fino al ’72. Il 19 ottobre del ’90 è lo stesso Andreotti a far avere alla commissione parlamentare un documento di 12 cartelle dove compare sul frontespizio per la prima volta la parola «Gladio». Nelle cartelle vengono spiegati quali sono stati i compiti della struttura che rientra nella rete Nato «Stay Behind» e viene specificato che nel ’72 la rete che arruola ex militari era stata solo smilitarizzata, rientrando da allora in poi pienamente all’ interno del Sismi.

Il 24 ottobre Andreotti afferma che Gladio è ancora in funzione e contemporaneamente invia a San Macuto una nuova versione del precedente documento. Anche il presidente Cossiga è coinvolto nella vicenda Gladio dopo che, sulla base delle testimonianze e dei primi documenti, è accertato che presidenti del Consiglio e ministri della Difesa erano a conoscenza della struttura.
Cossiga, da Londra, poco prima aveva rivendicato la piena legittimità di Gladio. I gladiatori, secondo quanto disse al Senato Andreotti, sono stati complessivamente 622 e non risultano coinvolgimenti di alcuno di questi in fatti di terrorismo o eversione. Tra i nomi, però, c’era anche quello di Gianfranco Bertoli, l’attentatore della strage alla Questura di Milano del 1973, ma, secondo i servizi, si tratterebbe di un’omonimia. E anche qualche altro nome sembra avere legami con la «strategia della tensione».
La polemica su Gladio in seguito si spostò sui depositi di armi ed esplosivi ("Nasco") interrati all’ inizio degli anni ’60 e che, dopo la strage di Peteano, furono dissotterrati, e sulla base di Capo Marrargiu, presso Alghero, centro di addestramento di Gladio.

A luglio del 2001, la Corte di assise di Roma ha assolto l’ammiraglio Fulvio Martini, ex direttore del Servizio segreto militare, l’ex capo di Stato Maggiore Paolo Inzerilli e l’ex direttore della VII Divisione, responsabile di Gladio, Giovanni Invernizzi, ritenendo che non ci sia nessuna responsabilità da parte degli ex vertici del Sismi per Gladio.
Ci sono poi polemiche a non finire su altre strutture, simili o vicine a Gladio, che non sarebbero venute allo scoperto, come la «Gladio delle centurie» di cui parla da anni Nino Arconte, che dice di aver fatto parte della struttura e di cui ha parlato anche Pier Francesco Cancedda «Franz».

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