Da La Repubblica del 13/07/2005

Camorra, Cutolo chiede la grazia

"Presidente, sono stanco e malato"

Il vecchio boss della camorra, 64 anni, sta scontando l'ergastolo
Ha guidato per anni la Nco, una stagione di morte e violenza
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Storia del crimine organizzato in Italia2. Camorra
NAPOLI - Raffaele Cutolo il camorrista, il don Raffae' celebrato in una canzone da Fabrizio De Andrè, chiede la grazia al presidente della Repubblica. "Sono stanco e malato. Vorrei finire gli ultimi anni della mia vita a casa", ha scritto in una lettera già inviata a Ciampi, secondo quanto riferisce il quotidiano Il Mattino. E così anche il capo storico della camorra napoletana, il duro condannato a più ergastoli e che non ha mai collaborato con la giustizia, alla fine chiede clemenza.

Cutolo ha 64 anni e dietro le sbarre ha trascorso più della metà della sua vita. Negli ultimi tempi, però, il suo stato di salute è peggiorato e così si è fatta strada l'idea di chiedere la grazia al presidente della Repubblica. "Finalmente si è deciso", ha commentato la moglie di Cutolo, Immacolata Iacone (conosciuta nel carcere di Ascoli Piceno), che annuncia di voler sostenere la richiesta del marito con un'accurata documentazione legale. Nelle prossime ore il dossier arriverà al Quirinale.

Cutolo viene arrestato per la prima volta il 27 febbraio del 1963. Ma la camorra ancora non c'entra: era stato infatti coinvolto in un litigio per motivi di donne nella sua cittadina di origine, Ottaviano, nei pressi di Napoli. A portarlo negli ambienti della malavita organizzata è stata proprio quell'esperienza in galera, che rese la sua ascesa irresistibile. In breve tempo, diviene uno dei maggiori esponenti della Nuova Camorra Organizzata (Nco), fino a guidarla, con i suoi seimila affiliati, nella vera e propria guerra contro il cartello di clan della "Nuova famiglia" di Michele Zaza. Si propetterà una stagione di morte e violenza, una delle pagine più cruente della storia italiana legata al mondo criminale.

Il 5 febbraio 1978 Cutolo evade dal manicomio criminale di Aversa, ma nel maggio del '79 viene riacciuffato. Nemmeno la reclusione ferma l'espansione delle attività economiche: gioco d'azzardo, lotto clendestino, totonero, spaccio di droga, contrabbando di armi e sigarette sono tra le attività preferite. Tutto questo dura fino al 1984, anno del suo trasferimento all'Asinara, dove, con il 41 bis, verrà tagliato fuori da ogni possibile contatto con l'esterno. "Vogliono farmi pentire, ma io mi pento solo davanti a Dio", ha sempre dichiarato.

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