Da Il Giornale del 11/01/2005

Pio XII non voleva sottrarre i bambini ebrei alle famiglie

Le rivelazioni sulla posizione di Pio XII nei confronti dei bambini ebrei affidati a istituzioni cattoliche oggetto di un’ampia campagna portata avanti da alcuni giorni dal Corriere della Sera non sono esatte. Lo chiarisce un promemoria in lingua italiana firmato dall'allora pro-segretario di stato della Santa Sede, mons. Domenico Tardini.
Il testo completo chiarisce in modo inequivocabile che il diniego del Pontefice riguardava solo le richieste di restituzione dei bambini ebrei salvati dalla Chiesa avanzate dalle istituzioni ebraiche, che proprio in quei mesi del 1946 lavoravano a Parigi e in tutta Europa per trasferire quei piccoli in Palestina in vista della fondazione del nuovo Stato d'Israele, e non eventuali richieste presentate direttamente dalle famiglie o dai parenti sopravvissuti.
L'originale del documento è composto da tre fogli e si trova al Centre National des Archives de l'Eglise de France, e circoscrive le "istruzioni" ai casi dei piccoli reclamati da organizzazioni che non avevano diritti legali su di loro. "Altra cosa - si legge infatti nel promemoria di mons. Tardini - sarebbe se i bambini fossero richiesti dai parenti".
A questo punto la campagna del Corriere appare pretestuosa e le presunte rivelazioni dello storico Alberto Melloni fuorvianti.
Sulla vicenda è intervenuto nei giorni scorsi anche lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio. "Forse - ha scritto su Avvenire - bisognerebbe interrogarsi sui tratti di un'ossessione antipacelliana che rischia di confondere i contorni della storia e di criminalizzare questo Papa, mentre sfumano le vere responsabilità del dramma della Shoah". Secondo Riccardi, "c'è un uso di Pio XII infatti che va al di la' della storia: o questi è diventato la figura simbolica di un ancien regime da abbattere ritualmente o lo si è reso un capro espiatorio dietro al quale nascondere il grado di insensibilità che ci fu nei confronti degli ebrei anche da parte di istituzioni e governi schierati contro i nazifascisti. In un caso come nell'altro - conclude Riccardi - è inevitabile chiedersi che cosa ci sia sotto un simile atteggiamento".

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