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Gas Venefici − Italia

Il primo uso importante delle armi chimiche risale alla Prima guerra mondiale; le sostanze asfissianti hanno causato più di un milione di vittime e si è pensato ai gas venefici come all'"arma del futuro", capace da sola di risolvere i conflitti successivi; questo ha causato una corsa alla produzione di armi più efficienti sfruttando tre anni di sperimentazione diretta sui campi di battaglia. Nel 1919, infatti, si registra la maggiore incidenza della mortalità dovuta ad aggressivi chimici. Quasi tutti i manuali di storia fanno tradizionalmente incominciare la "guerra chimica" nel 1915 con la battaglia di Ypres, località belga dove i tedeschi hanno utilizzato per la prima volta il di(2-cloroetil)solfuro sprigionato da grosse bombole; la spessa nube color giallo-verdastro ha causato circa 5000 morti fra le truppe francesi. Il gas ha preso il nome tristemente famoso di iprite proprio da quella località.

L'iprite è una sostanza vescicante che acceca e provoca la morte nel giro di quattro ore ed era stato scoperta già nel 1860 dall'inglese Guthrie, ma solo con gli studi di Fritz Haber, il settore chimico militare tedesco riesce a sfruttarne le potenzialità distruttive. Lo stesso Haber che nel 1918 ottiene il premio Nobel per la sintesi dell'ammoniaca. Nel 1917, sempre i tedeschi sperimentano il fosgene sul campo di battaglia a Verdun; anche in questo caso la scoperta risaliva al 1812, opera del chimico inglese John Davy. Risulta evidente come scoperte scientifiche, innovazioni tecnologiche e applicazioni belliche sono strettamente connessi. Va ricordato che le vicende di Ypres sono passate alla storia perché per la prima volta l'uso dei gas ottiene risultati di tale portata ma queste sostanze venivano utilizzate da molti eserciti ancora prima di quell'evento

Nel 1899 la Conferenza Internazionale dell'Aja aveva approvato già una "Convenzione contro le armi chimiche" che riprendeva le considerazioni della Dichiarazione di San Pietroburgo del 1868 su certi tipi di armi e munizioni. L'orrore suscitato poi dagli episodi del primo conflitto mondiale porta nella Conferenza del 1925 al primo "Protocollo contro l'impiego dei gas tossici" come mezzo di aggressione ma non ne proibisce, purtroppo, lo sviluppo o la loro produzione. Bisogna attendere il 1990 quando Stati Uniti e Unione Sovietica firmano un accordo bilaterale sulla distruzione e la rinuncia a produrre armi chimiche, primo segno di disponibilità a mettere al bando questo tipo di aggressivi; nel gennaio del 1993 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la "Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione, dell'accumulo e dell'uso delle armi chimiche" che entra in vigore il 29 aprile del 1997, stabilendo un limite temporale di dieci anni per la distruzione degli arsenali, un meccanismo di verifica multilaterale, e che viene sottoscritta da centotrenta stati. Secondo la Convenzione, i metodi di distruzione degli agenti chimici sono l'incenerimento diretto o la loro neutralizzazione mediante diverse reazioni chimiche; viene naturale chiedersi se gli standard ambientali richiesti saranno rispettati da tutti i paesi firmatari.
 
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